Omicidio Alessandro Neri, trovato un guanto in lattice: al via la comparazione con il DNA di 30 sospettati

Clamorosa svolta nelle indagini riguardanti la morte di Alessandro Neri, il giovane ucciso con due colpi d’arma da fuoco nella periferia di Pescara: è stato rinvenuto un guanto in lattice nella zona del torrente di Vallelunga. Si stringe sempre più la rosa dei sospettati.

Proseguono senza sosta le indagini per scoprire la verità sull’omicidio di Alessandro Neri, il 28enne ucciso con due colpi d’arma da fuoco la sera del 5 marzo scorso e trovato morto l’8 marzo in un anfratto alla periferia sud di Pescara, a due passi del torrente Vallelunga. Gli inquirenti sembrano essere sempre più vicini alla verità. Sul luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere del giovane è stato trovato un guanto in lattice tra le sterpaglie. L’oggetto, vista la zona isolata e incolta, potrebbe non appartenere al delitto di Alessandro Neri, ma gli inquirenti hanno comunque considerato opportuno repertare il guanto e analizzarlo a fondo.

Da esso è emerso un profilo genetico che sarà comparato, nei prossimi giorni, con quello di 30 persone sospettate dell’omicidio del 28enne. Si spera che il guanto possa fornire elementi utili, così da comprendere chi la sera del 5 marzo ha ucciso Alessandro Neri e quale sia stato il movente. Sembra quindi che la fitta nube sull’omicidio di Alessandro Neri si stia dissolvendo, o almeno questa è la speranza dei familiari e di tutti coloro che si sono stretti attorno al dolore dei genitori.

Fin dal primo momento l’omicidio Alessandro Neri, per tutti Nerino, si è presentato molto complesso per le poche tracce rinvenute. Non molto tempo fa, proprio in una ricerca sulla scena del crimine, sono state rinvenute le chiavi dell’automobile del ragazzo. Proprio il rinvenimento delle stesse vicino al luogo in cui è stato trovato il corpo del ragazzo, ha fatto ipotizzare che a parcheggiare l’abitacolo sia stato proprio il giovane poco prima di morire. In questo non hanno fornito alcuno aiuto le telecamere di videosorveglianza, in quanto molte di esse o non erano funzionanti, o erano mal puntate, oppure erano modelli vecchi che hanno restituito immagini sfocate, dalle quali non è stato possibile riconoscere i volti di chi ha transitato nella zona limitrofa alla Fiat 500, parcheggiata in via Mazzini a Pescara. Da alcune telecamere è stato però possibile riconoscere, con molta probabilità, l’autoveicolo di Alessandro Neri seguito, lungo una tratta, da una Opel Meriva, trovata bruciata e compattata proprio pochi giorni dopo il delitto: una coincidenza? Al momento non vi sono certezze su un coinvolgimento nell’omicidio, in quanto potrebbe anche essere un caso. La Opel sembra essere stata distrutta da un incendio doloso, che ha anche interessato uno scooter e il portone dell’abitazione del proprietario dell’auto. Stando quanto sostenuto da quest’ultimo, la vettura doveva essere rottamata e dopo aver preso fuoco è stata trasportata in un deposito dove è stata compattata.

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Elisabetta Francinella

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