Omicidio Lorys Stival, Veronica Panarello innocente? “Se non c’è un movente più che forte, una madre non può uccidere un figlio”

Si torna in aula quest’oggi, 6 giugno, presso il Tribunale di Catania per la penultima udienza del processo nei confronti di Veronica Panarello, la mamma accusata dell’omicidio del figlio Lorys Stival. 

Sono trascorsi quasi quattro anni dalla tragica morte di Lorys Stival, il bambino di 9 anni di Santa Croce Camerina ucciso, il 29 novembre del 2014, con delle fascette di plastica da elettricista. L’unica ad essere accusata dell’omicidio è la mamma del piccolo, Veronica Panarello, già condannata in primo grado con rito abbreviato al massimo della pena: 30 anni reclusione. A parlare quest’oggi, 6 giugno, presso il Tribunale di Catania sarà l’avvocato difensore della donna, Francesco Villardita, il quale porterà avanti l’arringa finale, avviata già nella precedente udienza, tenutasi il 10 maggio scorso. Il legale cercherà di spiegare alla Corte d’Assise d’Appello perché la sua assistita è innocente.

Il focus della difesa è la contraddizione già nella precedente udienza: quella riguardante il movente dell’omicidio. Secondo il legale, Veronica Panarello non aveva alcun motivo di uccidere il primogenito Lorys. La Procura ha però risposto a tale affermazione sostenendo che la donna fosse affetta dalla sindrome di Medea (che spinge le madri ad uccidere i propri figli) e proprio a tale tesi l’avvocato della donna ha evidenziato come, nonostante sia stata riconosciuta tale sindrome psicologica, non sia stata riconosciuta la semi infermità mentale alla donna. Contraddizione su cui fa leva proprio il legale Villardita, il quale sostiene che la donna, in piena lucidità, non avrebbe avuto alcun motivo per uccidere il figlio. 

L’avvocato Villardita, poco prima di entrare nell’aula del Tribunale di Catania, ha ben spiegato ai microfoni di Mattino 5 la sua linea difensiva: “Se non c’è un movente più che forte, una madre non può uccidere un figlio. Arrivare a una sentenza di primo grado e poi d’appello senza aver trovato un movente mi sembra sia assolutamente riduttivo. È vero, un omicidio non sempre necessita di un motivo ma qui non siamo di fronte a un processo di mafia o a un killer. Stiamo parlando di una madre che uccide un figlio, un’anomalia sotto il profilo esistenziale”.

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Elisabetta Francinella

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