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Marco Vannini, Roberta Bruzzone commenta la sentenza

In un’intervista a Lo Speciale, la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone commenta la sentenza di secondo grado del processo per l’omicidio di Marco Vannini. Lo scorso 29 gennaio, la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha condannato Antonio Ciontoli alla pena di 5 anni di reclusione (abbassando la pena iniziale di primo grado che lo aveva condannato a 14 anni). Per l’uomo è stato derubricato il reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. Confermate invece le pene a 3 anni per la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina;  assolta di nuovo Viola Giorgini.

Una sentenza, questa, che ha scatenato molte polemiche sia tra i familiari di Marco che nell’opinione pubblica. “Il vero problema non è tanto l’ammontare della pena, quanto il fatto che è stato derubricato il reato a suo carico, non più omicidio volontario come stabilito in primo grado, ma colposo”  afferma la Bruzzone.

“Dovrò leggermi le motivazioni per farmi un’idea – dichiara la criminologa – . Resto tuttavia convinta della validità dell’impianto accusatorio del Procuratore generale che aveva chiesto la condanna per omicidio volontario dell’intera famiglia Ciontoli, ed ero altresì convinta che si sarebbe potuti andare in quella direzione. Anche la sentenza di primo grado relativa alla posizione di Antonio Ciontoli mi sembrava ragionevole. Ora questi giudici scompaginano tutto. Le sentenze vanno sempre rispettate, ma faccio una fatica immensa a capirne le ragioni“.

“La chiamata ritardata al 118, l’aspetto più inquietante”

“Non riesco proprio ad immaginare cosa possa essere passato per la mente dei familiari e di tutte le persone che amavano Marco. Basti pensare che cinque anni è la pena massima prevista per una truffa. Capisce bene quanto l’indignazione possa essere in questo caso perfettamente legittima” afferma la criminologa.

L’esperta dice poi quale è, a suo avviso, l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda. “L’elemento centrale resta la ritardata chiamata al 118. Nel momento in cui ci si rende conto di aver fatto del male ad una persona, ancora di più se in maniera involontaria o accidentale, la prima cosa da fare è tentare di salvarla. In questo caso invece, come hanno confermato le indagini, si è pensato in quella casa di fare tante altre cose, tranne che la cosa più normale e logica del mondo, chiamare l’ambulanza“. “Mi pare molto difficile a questo punto ritenere credibile la tesi dell’incidente. E’ tutto qui l’ago della bilancia. E badi bene che questo scenario è stato accolto dai giudici di primo grado che si sono pronunciati in un certo modo. Ora resta da capire dove a detta dei giudici di appello si sarebbe inceppato il meccanismo“. 

Marco Vannini, pena ridotta per Ciontoli: esplode la polemica

Alla lettura della sentenza in aula è esplosa la protesta dei familiari e degli amici presenti.  “E’ una vergogna, venduti, è uno schifo, strappiamo il certificato elettorale” le urla. “La vita di Marco non può valere cinque anni. Dove sta la Legge? Aveva il futuro davanti“. Le parole del papà di Marco. A cui si aggiunge poi la rabbia di Marina, la madre del giovane.

Vergogna Italia! – ha detto in lacrime Marina, che ha apostrofato pesantemente i giudici già prima della fine della lettura della sentenza – non voterò più e straccerò le tessere elettorali. Mi hanno ammazzato un figlio di 20 anni e non l’hanno soccorso in tempo: Marco poteva salvarsi ma loro non hanno fatto che inventare una bugia dopo l’altra per coprire una scena che ancora non è stata chiarita dopo quattro anniCom’è possibile che le condanne siano state persino ridotte? Questa sentenza non è stata pronunciata nel nome del popolo italiano, non certo del mio“. 

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