Ylenia Carrisi: sigarette e nastro isolante nel furgone del presunto killer Keith Jesperson

Keith Jesperson è il presunto killer della figlia di Al Bano Carrisi e Romina Power. Quest’ultima, ha espressamente chiesto di mantenere il silenzio sulla scomparsa della figlia, Ylenia Carrisi, avvenuta nei primi anni Novanta. Eppure, da pochissimo e dopo 25 anni, sono emersi nuovi dettagli inquietanti rivelati dalla figlia del presunto assassino, Melissa Moore. 

Melissa Moore su Keith Jesperson: il segreto del padre mai svelato

Da pochissimo, Melissa Moore, avvocato e figlia del presunto assassino di Ylenia Carrisi, Keith Jesperson, ha fornito inquietanti dettagli su suo padre, che all’epoca in cui la figlia di Al Bano Carrisi e Romina Power è scomparsa aveva un segreto, che però non le rivelò mai. Le dichiarazioni sono apparse sulla rivista “Giallo”. In esse, la ragazza ha avuto la possibilità di sfogarsi e di sottolineare come suo padre avesse dei comportamenti molto strani. Atteggiamenti che forse possono essere ricollegati proprio all’omicidio di Ylenia. 

I dubbi di Melissa su suo padre, presunto assassino di Ylenia Carrisi

Melissa Moore, dopo che ha scoperto gli inquietanti dettagli della vita del padre, ha deciso di separare i suoi ricordi paterni felici da quelli che lo raffigurano come un killer senza pietà. Da qualche anno però, Keith Jesperson si trova in carcere, nell’Oregon, dove sconterà tre ergastoli per l’omicidio di otto donne. Tra queste donne c’è anche Ylenia Carrisi? Potrebbe essere. Il dettaglio più inquietante risiede nel fatto che l’avvocato ha espressamente dichiarato che suo padre avesse pensato più volte di uccidere anche i suoi figli, compresa lei stessa. 

Eppure, nel 1994 l’uomo confessò che doveva rivelare un segreto molto importante, ma poi cambiò idea e non parlò. Il tutto accadde nel periodo in cui scomparve Ylenia Carrisi. Coincidenze? La figlia dell’assassino non lo crede. Le sue convinzioni nascono dal fatto che ha visto un pacchetto di sigarette nel furgone del padre, quando invece non fumava e odiava chi lo faceva. In più c’era del nastro isolante nel furgone: a cosa gli serviva? Oggi, dopo 25 anni, non ci sono prove e abbiamo solo supposizioni, ma la questione potrebbe sempre prendere una piega diversa. 

Redazione VelvetMAG

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