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Paola Turci, il tragico racconto dell’incidente. “Ecco come sono rinata”

«15 agosto. 26 anni fa, una nuova vita». È questa la didascalia che accompagna il video pubblicato da Paola Turci su Twitter a memoria di quel 15 agosto 1993, quando rimase vittima di un terribile incidente autostradale. In viaggio sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la cantante sbandò, andando irrimediabilmente e sbattere contro un guardrail; l’impatto le aprì completamente la faccia. 26 anni di lenta risalita, di speranza e, finalmente, di rinascita. E un video per ricordare a ciascuno di noi, che si trova a combattere una battaglia più o meno dura, che per ogni strada che si chiude, c’è un sentiero nuovo segnato appositamente per noi. Meraviglioso da percorrere.

Il video di Paola Turci

«Ho imparato a brindare alle porte che si chiudono, alle strade che si interrompono, alle storie che si concludono. Perché è alla fine delle cose che si annidano i nuovi mezzi e ricomincia tutto. È questa l’arte di cominciare, l’arte di ricominciare». Questo il discorso che Paola Turci pronuncia all’interno del video pubblicato su Instagram a 26 anni dall’incidente che l’ha vista coinvolta. Senza rancore, senza nostalgia: il 15 agosto rappresenta per la cantante un secondo compleanno, il ricordo costante che anche dalle situazioni peggiori si può rinascere. Al video hanno replicato numerosi personaggi famosi, amici di Paola Turci, con messaggi di stima ed affetto.

Il racconto dell’incidente

Tempo fa, Paola Turci aveva raccontato, durante un’intervista con Barbara D’Urso, il tragico incidente che l’aveva vista coinvolta quel 15 agosto di 26 anni fa. «Quel giorno avevo chiamato tutti. Ero al telefono ma si staccava spesso», aveva raccontato la cantante. «Ho guardato un istante la spina del telefono. Il mio driver ha urlato: attenta! Ho visto il guardrail che stavo per sfiorare, ho sterzato, ho visto un fosso. Non andavo veloce, ero a 120. Sterzo. Ho pensato: vado a sinistra e sbattere la macchina al guardrail, si fermerà. Non lo ha fatto. Ho chiuso gli occhi. La macchina ha cappottato. Ho sentito tutta la faccia aperta, come quando l’acqua batte sul viso sotto la doccia, sentivo gli zampilli di sangue sulla faccia. Mi sono detta subito: calmati. Sentire la faccia aperta e il sangue era irreale».

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