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Velvet Gossip

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La psicologia svela quello che non sai su te stesso

Redazione VelvetMAG 2 Dicembre 2019

Spesso crediamo di conoscerci, di sapere quello che ci passa per testa e di avere controllo delle nostre azioni. Potrebbe stupirvi però il fatto che forse non è così. Diversi studi psicologici hanno dimostrato come la nostra mente non ha il controllo di tutto quello che facciamo o che accade vicino a noi. Se avete ansia e siete malati del controllo, continuate a leggere l’articolo per scoprire i 5 studi che cambieranno ciò che pensi di sapere perfettamente su te stesso. 

Tutti possono fare del male al prossimo

Questo esperimento è forse il più famoso nella storia degli studi psicologici. Protagonista è il professor Zimbardo che a Stanford nel 1971 programmò un esperimento carcerario per dimostrare se la cattiveria fosse o meno direttamente proporzionale al contesto sociale nel quale si vive. Per farlo selezionò diversi studenti dalla reputazione immacolata e li divise tra prigionieri e guardie con turni di otto ore l’uno, ricercando un carcere nelle cantine dell’Università.

L’esperimento sarebbe dovuto durare mesi, ma si interruppe dopo 6 giorni per l’improvvisa violenza delle guardie. Queste infatti erano portate a compiere ogni genere di sopruso sui prigionieri in maniera ingiustificata e solo per passare il tempo. Il dottor Zimbardo è dovuto intervenire subito, arrivando alle ovvie conclusioni. Se vi ritenete giusti ed incapaci di fare del male, forse vi è solo mancata l’occasione per farlo. 

Viviamo di stereotipi, tutti

Per quanto ci sforziamo, gli stereotipi sono una parte importante della nostra mente e li usiamo costantemente per muoverci all’interno della società. A dimostrarlo tramite diversi esperimenti è stato lo psicologo John Bargh della NYU.

Secondo lui infatti gli uomini giudicherebbero le persone in base a degli stereotipi inconsci dei quali è impossibile privarsi perché derivano dallo stesso substrato sociale del quale fanno parte. Tramite esperimento compartivi basati su etnia, età ed educazione, Bargh ha dimostrato come sia letteralmente impossibile per noi evitare di farci un’idea di qualcuno sin dal primo sguardo. 

Il fascino del potere

Molto spesso siamo abituati a pensare al potere come qualcosa di negativo, dal momento che chi comanda spesso risulta essere spocchioso e disinteressato al benessere del popolo. Se abbiamo questa idea però c’è un motivo e lo ha dimostrato uno studio pubblicato nel 2003 sulla rivista “Psychologial Review“. A due studenti venne dato il compito di redigere un saggio mentre il terzo avrebbe dovuto valutarlo e decidere il compenso da dare.

Con queste premesse vennero poi messi sul piatto quattro biscotti. Il ragazzo nel ruolo di comando non solo ha preso il quarto biscotto senza chiedere il permesso, ma lo ha mangiato con la bocca aperta e con visibile aria di superiorità.

Lo psicologo Deacher Keltner ha commentato la ricerca dicendo che “quando i ricercatori conferiscono potere ai partecipanti, nel corso di esperimenti scientifici, questi hanno più probabilità di toccare fisicamente gli altri in modi potenzialmente inappropriati, di flirtare in modo esplicito, di fare scelte e scommesse rischiose, di avanzare le prime offerte nelle negoziazioni, di parlare francamente o di mangiare i biscotti in modi sgraziato“. 

Viviamo in una bolla di vetro

Pensate di avere controllo su tutto quello che vi circonda, ma non è assolutamente così. Uno studio portati avanti nel 1998 da alcuni ricercatori di Harvard e della Kent State University ha dimostrato come il cervello umano è molto meno attento a ciò che gli sta attorno di quanto sembra.

Nei pressi del campus un attore aveva il compito di fermare i passanti con la scusa di chiedere informazioni. Nel mentre, due uomini che trasportavano una pesante porta di legno sarebbero passati tra l’attore ed il passante impedendo il contatto visivo per diversi secondi. In quel lasso di tempo l’attore si sarebbe scambiato con un altro, totalmente diverso.

Inutile dire che solo pochissimi passanti si accorsero del cambio di persona. Questo ha dimostrato quella che in gergo viene definita “cecità al cambiamento” dal momento che il nostro cervello nella vita quotidiana si affida molto di più a pattern mentali che alla vista effettiva delle cose. 

Cerchiamo sempre di far gruppo, anche quando siamo introversi

Lo studio era nato negli anni ’50 per spiegare la natura di alcuni gruppi sociali coinvolti in diversi conflitti in tutte la parti del mondo. Muzafer Sherif, coordinato dell’esperimento, ha portato due gruppi di 11 ragazzini tutti di 11 anni in un campeggio estivo.

Successivamente aveva conferito ai gruppi due nomi diversi: uno era il gruppo delle Aquile, gli altri invece i Serpenti a sonagli. Poi iniziarono ad essere organizzati diversi giochi ma la competitività arrivato ad un livello tale che le due squadre si rifiutarono alla fine di mangiare insieme. La conflittualità iniziò a calmarsi solo quando Sherif fece fare attività di gruppo insieme o fece e risolvere in separata sede alcuni problemi.

Questo dimostra che le persone sono psicologicamente attratte dalla forza del gruppo e propense ad entrare in conflitto con quelli che si avverto diversi o in contrasto con il proprio. 

 

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