Per ripercorre le tappe della vita di un personaggio che molto particolare quale è Claudia Koll, guardiamo a un’intervista rilasciata dall’attrice a Verissimo, qualche tempo fa…
Claudia Koll, sogno erotico e sex symbol degli italiani durante gli anni ’90, da anni ha deciso di dedicarsi completamente alla fede, diventando missionaria e praticante più che convinta. Molti fan si chiedono che fine abbia fatto, ecco le sue risposte durante l’intervista rilasciata a Verissimo:
Nella tua vita vedi un’evoluzione naturale o un cambio di vita?
La mia vita è un cammino di ricerca di verità da quando ero piccola. Sono stata poco bene da bambina, ho sempre letto molti libri al di sopra della mia età. Sono cresciuta con una nonna non vedente, sono stata chiamata a crescere presto. La mia esigenza che portavo nel cuore era “perchè esisto?”: al liceo facevo molte domande, avevo sete di conoscenza, frequentavo le lezioni all’università.
Poi come è arrivato il successo?
Il desiderio di diventare attrice nasce a 5 anni. Ho capito, vedendo i film con mia nonna, che gli attori devono comunicare, e lo scopo di un attore è uscire da se stesso e farsi altro. Anche Dio è una continua comunicazione, fra Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. I miei genitori volevano che diventassi medico, ma mi sono iscritta a medicina e i professori mi dicevano che le mie domande non erano di pertinenza di quel campo. Dove è stato l’errore? è stato andare via di casa, una grande sofferenza per i miei genitori. Mi hanno confidato che hanno pregato e pianto tutte le sere.
Ma il lavoro nel mondo dello spettacolo lo vivi come un errore?
No anzi io ho studiato molto, e io oggi insegno in un’accademia che dirigo e in cui applico le mie conoscenze.
Circa il successo legato a Tinto Brass, che per un periodo l’ha voluta come musa dei suoi film erotici, l’ex attrice, come riportato da Libero Quotidiano, ammette: “Se potessi, certi errori non vorrei averli commessi. Qualche giornale di recente ha scritto che non mi sono pentita, ma non può essere: certamente lo sono, altrimenti non avrei mai cambiato vita”. Il film di Brass “non mi ha aiutata: sono rimasta due anni senza lavorare. A un certo punto ero arrivata perfino a pensare di iscrivermi di nuovo a Medicina. Mi aveva ostacolato la carriera”. Perché “io sognavo il cinema vero, di Bergman… Feci un grosso errore di valutazione: pensai che mi avrebbe fatta conoscere e invece lo impedì, perché tutti si fermarono al mio corpo, e le uniche chance di lavoro erano dello stesso genere. Così mi fermai per due anni, fino a che Baudo mi chiamò a Sanremo, che mi ha permesso di uscire dall’isolamento”.
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