Domenica 9 agosto 2020, ore 7:42: una data e un orario che il mondo del cinema italiano non dimenticherà facilmente. Circondata dall’affetto dei suoi cari è morta Franca Valeri, talentuosa attrice di teatro e grande schermo, sceneggiatrice e regista, tra i volti più iconici della storia cinematografica nostrana. In una società che per ridere si era sempre affidata agli uomini, lei ha saputo ritagliarsi un posto d’onore grazie a un umorismo raffinato capace di intrigare gli intellettuali e divertire il pubblico popolare. Una comicità che ha avuto il merito di raccontare in maniera incredibilmente realistica uno spaccato della società di quegli anni. Tra i suoi ruoli più iconici quelli della Signorina Snob e della Sora Cecioni.
Con la signorilità e la professionalità che l’ha sempre contraddistinta, Franca Valeri non ha lasciato nulla al caso. Lei che ha vissuto la brutalità della Guerra sulla sua pelle – ebrea di sangue, riuscì a sopravvivere alle deportazioni grazie a dei documenti falsi –, lei che per raggiungere i suoi sogni ha incontrato l’opposizione della famiglia (in particolar modo del padre), lei che – in quanto donna in una società patriarcale – ha dovuto faticare il doppio per affermarsi come comica, non poteva certo lasciare qualcosa di incompiuto. E così, per andarsene, ha atteso di tagliare l’ennesimo traguardo: quello dei 100 anni. Compiuti da qualche giorno – lo scorso 31 luglio –, tondi tondi, ché non si dica poi che la Signorina Snob si lasci parlare dietro.
E così Franca Valeri se n’è andata in punta di piedi, lasciando dietro di sé un indelebile ricordo. Quello di una delle più straordinarie donne della storia cinematografica, televisiva e radiofonica italiana. Proprio per questo, lo scorso 8 maggio era stata insignita del David Speciale 2020. Un premio che le era stato assegnato in onore alla carriera, per «aver letteralmente rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile dal secondo dopoguerra con l’invenzione di personaggi simbolo come La Signorina Snob, la sora Cecioni, Cesira la manicure. L’ironia scorrettissima, il tratto rapido, il soprassalto linguistico e surreale sono i suoi strumenti per raccontare le tante identità femminili in mutazione». Questo quanto aveva spiegato Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano.
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