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Lady Diana, 23 anni fa la sua morte: William e Harry svelano i segreti della statua omaggio alla madre

William e Harry d’Inghilterra hanno stabilito di dedicarle una statua che, dopo vari ritardi, sarà finalmente inaugurata nel 2021 nei giardini di Kensington Palace a Londra. Un’effige. Come si fa per gli eroi. O forse, più semplicemente, come vorrebbero fare tutti i figli per la loro mamma amata alla follia. Ma Diana Spencer non è stata una donna come le altre e William e Harry non sono persone comuni. Lo è invece il loro indistruttibile legame con Lady Diana, di cui lunedì 31 agosto ricorre il 23° anniversario della morte.

“La sua eredità sono i suoi valori…”

William e Harry avevano rispettivamente 15 e 7 anni, quel maledetto giorno, il 31 agosto 1997. La principessa del Galles moriva in un incidente d’auto, a soli 36 anni, nel tunnel dell’Alma, a Parigi, precipitando i suoi ragazzi in un lutto senza fine. Il 1 luglio 2021, in occasione dei 60 anni dalla nascita della madre, quelli che lei non ha potuto vivere, a Kensington Palace ci sarà almeno una statua. Il più struggente dei messaggi per dirle: “Vorremmo che tu fossi qui”. “L’opera onora l’impatto positivo che nostra madre ha avuto sul mondo – si legge in un comunicato di William e Harry riportato dal Daily Express – . Tutti coloro che visiteranno i giardini di Kensington Palace potranno così riflettere sui valori che lei ci ha lasciato in eredità”.

Con Dodi in cerca di una nuova vita

Riflettere sui valori. È questo che i figli di Diana Spencer chiedono ai sudditi del Regno Unito ma non solo. Lo chiedono a tutti coloro che, nel mondo intero, hanno amato la Principessa del Popolo. Così, infatti veniva chiamata Lady D, divenuta presto un’icona del Novecento. Alla sua morte il divorzio dal principe Charles, e di fatto l’addio alla casa reale dei Windsor, segnavano le cronache rosa. Diana, bella, affascinante, ingenua e irrequieta, frequentava Dodi Al-Fayed, uomo d’affari egiziano e rampollo della dinastia mercantile che possedeva i mitici magazzini Harrods di Londra.

Star mondiale, amica di Madre Teresa

Dodi rappresentava per Diana non tanto una relazione extraconiugale come altre già a avute, nell’ambito del sofferto e disastroso matrimonio con Charles, un uomo che non l’aveva mai amata davvero. Quanto piuttosto un ponte verso il futuro. In direzione di una vita completamente rinnovata. Le carte ore le dava lei, se così possiamo dire. La nobile discendente Spencer, un casato di antico lignaggio non inferiore ai Windsor, era ormai una star mondiale. Incontrava politici e diplomatici. Godeva dell’affettuosa simpatia di Madre Teresa di Calcutta, visitava campi da sminare nei paesi poveri del mondo per farsi ambasciatrice di pace e disarmo.

La corsa, quel tunnel, il buio…

Erano gli anni del riscatto di una giovane principessa e madre disposta a tutto per raggiungere la serenità. Fuori dai canoni sociali che si imponevano alla consorte dell’erede al trono d’Inghilterra. Il destino dispose diversamente. Fu un attimo. Quella sera del 31 agosto 1997 la berlina con bordo Lady D. e Dodi uscì dall’Hotel Ritz di Palce Vendôme dirigendosi in città. L’autista Henri Paul era alla guida, mentre nell’auto era presente anche la guardia del corpo di Al-Fayed. I paparazzi si misero all’inseguimento; Paul accelerò. La corsa divenne sostenuta, poi a forte velocità. I fotografi non demordevano. Nel sottopasso dell’Alma l’autista perse il controllo della vettura che andò a schiantarsi contro il 13° pilastro. Era circa mezzanotte. Dodi Al-Fayed e Henri Paul morirono sul colpo. Trevor Rees-Jones, la guardia del corpo, sopravviverà anche se gravemente ferito. Diana fu estratta dalle lamiere in fin di vita. Morirà due ore più tardi.

Un popolo intero ai funerali

La tragedia colpì così tanto il popolo inglese che il funerale si trasformò in una commemorazione nazionale con migliaia di persone al seguito del feretro. La regina Elisabetta dovette riconoscere che Diana aveva ormai un seguito mondiale. E rese omaggio alla donna più scomoda con cui avesse mai avuto a che fare. La diretta tv delle esequie è ancora oggi uno degli eventi più visti in assoluto.

L’ultima foto e il giallo della morte

Nel 2013 Sue Reid, giornalista del Daily Mail, ha scritto un’inchiesta sull’incidente dopo aver trovato nuovi indizi. L’ultima foto della principessa la ritrae seduta sui sedili posteriori di una Mercedes che guarda allarmata dietro di lei. Ciò che è accaduto nei successivi due minuti è “centrale”, scriveva Reid. Secondo una nuova indagine di Scotland Yard un cecchino della Sas, noto come “soldato N”, avrebbe affermato che due uomini del suo gruppo d’élite hanno assassinato Diana. I paparazzi in un primo momento accusati di aver provocato l’incidente, due anni dopo furono scagionati.

Un popolo intero ai funerali

La tragedia colpì così tanto il popolo inglese che il funerale si trasformò in una commemorazione nazionale con migliaia di persone al seguito del feretro. La regina Elisabetta dovette riconoscere che Diana aveva ormai un seguito mondiale. E rese omaggio alla donna più scomoda con cui avesse mai avuto a che fare. La diretta tv delle esequie è ancora oggi uno degli eventi più visti in assoluto.

L’ultima foto e il giallo della morte

Nel 2013 Sue Reid, giornalista del Daily Mail, ha scritto un’inchiesta sull’incidente dopo aver trovato nuovi indizi. L’ultima foto della principessa la ritrae seduta sui sedili posteriori di una Mercedes che guarda allarmata dietro di lei. Ciò che è accaduto nei successivi due minuti è “centrale”, scriveva Reid. Secondo una nuova indagine di Scotland Yard un cecchino della Sas, noto come “soldato N”, avrebbe affermato che due uomini del suo gruppo d’élite hanno assassinato Diana. I paparazzi in un primo momento accusati di aver provocato l’incidente, due anni dopo furono scagionati.

Diana con Carlo
Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

Pubblicato da
Domenico Coviello

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