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La “sindrome di Bridget Jones”: perché si ha paura di restare soli?

Tutti conoscono la storia di Bridget Jones, l’acclamata commedia romantica che da sempre commuove e strappa più di una risata alle donne di tutto il mondo. Ma forse in pochi sanno che la nota pellicola ha dato il nome anche ad una sindrome moderna, la cosiddetta “sindrome di Bridget Jones”, appunto. Clinicamente è definita anuptafobia, ma di cosa si tratta esattamente? È la paura di rimanere soli e non riuscire a trovare l’amore.

Bridget Jones come tante donne nell’era moderna: la paura di essere single

Come Renee Zellweger ci ha brillantemente insegnato nei panni della buffa Bridget Jones, la domanda più temuta dai single di tutto il mondo è proprio “ce l’hai il fidanzato?”. È successo a chiunque di noi, e magari proprio durante il pranzo di Natale, quando arriva il momento di salutare parenti che non vedevamo da tempo. E la nostra situazione sentimentale diventa di colpo una sorta di inserzione o qualcosa su cui fare del gossip. Se, però, per coloro che hanno trovato l’anima gemella non appare una domanda così invadente, per tutti gli altri, le persone single, questo può destare non poco imbarazzo e far riflettere ancor più sulla propria condizione. La sindrome di Bridget Jones, che si ispira proprio alle vicende della single più amata del cinema, può spingere a sorridere, ma anche far pensare.

Al giorno d’oggi infatti è un problema dilagante. Solitamente coloro che ne soffrono sono persone molto insicure e con una bassa considerazione di se stesse e delle proprie potenzialità. Questi fattori si ripercuotono in maniera negativa anche su un eventuale rapporto amoroso, cosa che li spinge a preferire una vita solitaria. Nella maggior parte dei casi si tratta di soggetti gelosi, possessivi, che possono allontanare con il loro atteggiamento insicuro la persona amata, spingendola a fuggire. Questa “malattia” tutta moderna è sicuramente causata dall’enorme pressione sociale che le persone sentono su di sé, a partire dalla cerchia dei pari e della propria famiglia che le vuole “accompagnate” a qualcuno. A metterci lo zampino anche i social e il mondo stesso dell’intrattenimento e del cinema, che comunemente trattano il tema dell’amore e delle relazioni.

Per queste ragioni, solitamente, il soggetto affetto da anuptafobia non trova un partner fisso e tende a gettarsi in rapporti differenti, ma tutti di breve durata. Colleziona avventure o flirt accompagnandosi a persone sempre diverse, ma al termine di ogni esperienza si sente ancora più solo e finisce per avvilirsi. Qual è allora la soluzione? Secondo gli esperti la psicoterapia. Proprio così. Perché questa può diventare anche un’ossessione, spingendo chi ne soffre a sentirsi perennemente turbato o incompleto.

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