Tante sono state le teorie che negli ultimi anni si sono avvicendate riguardo alle tecniche di marketing più efficaci. Ebbene: che cosa attira realmente l’attenzione del cliente? Alcuni esperti sostengono senza alcun dubbio che sono le immagini a farla da padrone, sicuri ancora oggi che una comunicazione visiva sia realmente significativa per il consumatore. Ci sono poi coloro che puntano sulla parte video, chi crede nella tecnica dello storytelling e chi nella neo-nata scienza del neuromarketing. Ma se la risposta ai dubbi su cui ogni grande marchio si interroga fosse in realtà a portata di mano? Intuitivo: qualsiasi comunicazione parte dai 5 sensi.
Come accade nell’innamoramento, ad esempio, il fattore visivo ha importanza ma non è fondamentale come molti pensano. Sensi come olfatto, tatto ed udito hanno una rilevanza maggiore nel creare quell’affinità, quella chimica che si instaura fra due persone. Come dimostrato da studi recenti, anche nel marketing avviene più o meno la stessa cosa. Per la scienza è una certezza: solo l’1% di ciò che vediamo si fissa in modo stabile e completo nella nostra memoria.
Stimolare il tatto è certamente più efficace e sicuramente più coinvolgente. Lo dimostrano ricerche effettuate da diversi marchi: primo fra tutti Apple. Pioniere assoluto del marketing “tattile”, è stata una delle prime aziende ad avere la brillante intuizione di ricreare degli store esperienziali in cui il cliente potesse toccare con mano e provare i prodotti in esposizione. Con il design super ricercato e l’attenzione ai dettagli che la contraddistingue, Apple ha sempre portato avanti analisi approfondite su come coinvolgere nel tempo il suo pubblico, a partire proprio dalla stimolazione tattile. Un’idea molto simile è stata quella di altre aziende di fama mondiale che hanno saputo ricreare packaging unici e particolari, rimasti ben saldi nella mente dei consumatori.
Al contrario, il marketing olfattivo viene spesso trascurato, anche se alcune aziende hanno saputo utilizzare in maniera intelligente questa arma. La Samsung, prima fra tutte, nei suoi store a New York rilascia nell’aria una squisita fragranza al melone, richiamando alla mente del cliente un’atmosfera tipica dei tropici, spronandolo così a tornare. Anche il brand svizzero Nescafé, figlio della Nestlé, ha avuto un’idea non diversa: il packaging dei suoi prodotti è fatto in maniera tale da rilasciare, nel momento dell’apertura, una fortissima fragranza che fa pensare al caffè appena fatto.
Alcuni odori, infatti, richiamano ricordi indelebili in ognuno di noi. Motivo, questo, che spinge molte marche a prediligere, ad esempio, una fragranza come la vaniglia che richiama un componente del latte materno. Se parliamo del fattore gusto, in parallelo, ci vengono in mente brand unici: primi fra tutti Coca Cola e Nutella.
Se, come abbiamo visto, il marketing olfattivo è uno dei primi a richiamare la memoria, quello uditivo scatena le emozioni maggiori. Con i suoi jingle, che restano nella nostra memoria accompagnandoci anche per tutta la vita, alcuni marchi hanno saputo rendersi unici. Spot indimenticabili, come quelli ricreati da aziende di auto come Audi e Volkswagen, hanno puntato su questo fattore. Nonché sul timbro vocale della voce narrante.
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