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Varianti Covid, l’allarme di Massimo Galli: “Reparto invaso”

Il professore dell'Ospedale Sacco di Milano avverte tutti su quello che ci attende

La pandemia sta mettendo l’Italia sotto assedio: siamo in piena seconda ondata, forse alle soglie della terza, sostengono alcuni. E adesso, dall’Ospedale Sacco di Milano il professor Massimo Galli (nella foto in alto) l’ormai celebre esperto e volto televisivo, avverte: ho il reparto pieno di pazienti colpiti da varianti del virus.

Si farà il lockdown?

“L’agenda non la decidono né i politici né gli esperti: la decide il virus. Finché non lo controlliamo, la realtà è questa” sembra fargli eco ad Agorà su Rai Tre, Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova. Il riferimento è alle parole di Walter Ricciardi, consigliere del ministro Roberto Speranza, che ieri 15 febbraio aveva chiesto un lockdown di qualche settimana per limitare la diffusione delle varianti. Tornando all’infettivologo Massimo Galli, c’è da registrare la sua dichiarazione alla trasmissione Mattino 5. “Siamo tutti d’accordo che vorremmo tutti riaprire, ma io mi ritrovo di nuovo un reparto invaso da nuove varianti. E questo riguarda tutta l’Italia. È facile prevedere che a breve avremo problemi più seri”.

Test antigenici

“Le avvisaglie vengono guardando cosa sta succedendo in altri paesi europei e le varianti – ha continuato Galli -. Le varianti ci sono e sono maggiormente contagiose e quindi hanno maggiore capacità a diffondersi in situazioni che non si ristendono sicure. È spiacevole ma è un dato di fatto. Questa è la realtà intorno a cui è inutile fare chiacchiere”. Intanto arriva una nuova circolare del ministero della Salute sui test antigenici rapidi alla luce della circolazione delle nuove varianti del virus.

Spike, la proteina che muta

Da quella inglese a quella brasiliana, le nuove varianti “che presentano diverse mutazioni nella proteina spike, non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N”. Tuttavia, è scritto ancora nella circolare ministeriale, “è da tenere presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio”. “Data la sensibilità analitica non ottimale” di diversi test rapidi oggi disponibili, “è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di Covid-19″.

Gli italiani già vaccinati

E sono 3.057.132 le dosi di vaccino somministrate in Italia fino al mattino del 16 febbraio. I dati sono quelli forniti dal ministero della Salute. Il totale delle persone vaccinate con due dosi – cioè che hanno già fatto anche il richiamo – sono 1.289.059. Le dosi distribuite alle regioni ad oggi sono 3.651.270 delle quali l’83.7% somministrate. Sono tre i vaccini distribuiti in Italia: Pfizer, Moderna, AstraZeneca.

Moderna, dosi in ritardo

Proprio su Moderna si appunta l’attenzione dell’Unione europea. “Moderna ci ha annunciato qualche ritardo nelle consegne di febbraio, che saranno recuperate a marzo” ha detto una portavoce della Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen (nella foto in alto). Sulla trattativa che sarebbe in corso per un contratto di preacquisto per ulteriori 150 milioni di dosi con l’azienda biotech Moderna la portavoce ha risposto: “Non commentiamo sui negoziati in corso”. Fino a oggi l’Unione europea ha stipulato intese con il gruppo Moderna per complessive 160 milioni di dosi di vaccini.

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