Achille Lauro come sempre stupisce e incanta. Il suo primo quadro a Sanremo sul palco dell’Ariston, un po’ distopico, rappresenta esattamente ciò che il cantante aveva scritto nella lettera di presentazione del Festival ai giornalisti: “Cari amici, torno a scrivervi anche quest’anno la lettera a cui ormai siete abituati quando sta per succedere qualcosa di grande. Manca poco. Dopo un anno surreale, difficile per tutti, stasera tornerò finalmente sul palco. Il palco più importante d’Italia, quello dell’Ariston, per onorare l’invito del direttore artistico Amadeus. Questa volta il mio ruolo sarà diverso: non sarò un concorrente, non gareggerò per piazzare un brano in classifica. Mi esibirò per il settore dello spettacolo ferito e vessato, per voi amici giornalisti, per le persone che lavorano per me, per tutti voi. Sarò un velo di mistero sulla vita, sarò la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico, sarò sessualmente tutto, genericamente niente. Sarò esagerazione, teatralità, disinibizione. Sarò peccato e peccatore. Porterò un messaggio del mondo all’umanità e chiederò che Dio ci benedica”.
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