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Vittorio De Sica, una vita bizzarra: settantotto film, due famiglie e quel ‘no’ a Raffaella Carrà

Osservava le gesta del padre Umberto, Vittorio De Sica, perché potesse prendere il bello, il buono di un uomo che per amore del figlio, e anche del cinema, lo ha accompagnato nel sogno ‘hollywoodiano’ all’italiana. E li ha fatti propri quei modi De Sica; sicuro che fossero l’appendice di un libretto d’istruzioni pronto all’uso, soprattutto quando, ad esser diventato padre era stato proprio lui. Tutto quello che ha appreso l’attore vivendo a pieno quell’uomo umile che lo ha educato e fatto crescere, era abbastanza per gestire e dare amore ad una famiglia; meno, forse, se ce ne fossero state due. E la creatività di Vittorio De Sica è stata vincente anche in questo, nel suo privato; perché sì, uno degli attori e registi italiani più amati e noti del XX secolo aveva due famiglie.

La prima con Giuditta Rissone da cui era nata Emilia. La seconda, invece, con María Mecarder, da cui aveva avuto Manuel e Christian. D’accordo le donne, De Sica non perdeva occasione di condividere i festeggiamenti con entrambe. Infatti, per molti anni della sua vita, l’attore contrassegnava sul suo calendario personale ben due Cenoni. Gli auguri per un felice anno nuovo si moltiplicavano, e tutto questo avveniva per non far mancare ai figli la presenza del padre; un uomo che ha cercato di non deludere nessuno. Il suo estro creativo, dettaglio proficuo sul set, lo ha portato a sperimentare qualsiasi cosa pur di non deludere i propri familiari. Come per esempio mettere di due ore avanti l’orologio, così che i più piccoli non potessero accorgersi del trucco.

Era l’affetto di un padre che, come tradizione, sedeva a capo tavola nelle rispettive famiglie che, sì, condividevano separatamente il capostipite, e senza interferire nelle vite degli altri; finché un giorno, non decisero proprio i figli di conoscersi su una panchina dei Parioli. Lì, nel cuore della città eterna, ognuno iniziò a parlare a suo modo: chi con una dialettica più spinta, chi meno; ma mai così totalmente diversi. D’altronde, erano pur nati da un unico uomo straordinario. E oggi, 7 luglio, non possiamo far altro che ricordare Vittorio De Sica nel giorno del suo compleanno.

Un signore sul set e al tavolo da gioco

A render quella strana vita complicata e spesso difficile, non erano le due famiglie, ma il gioco. Il maestro del neorealismo, colui che vinse ben quattro Oscar, dava ‘pepe’ alla sua già dinamica vita, mettendo in gioco tutto. Ne ha parlato Giancarlo Governi in un libro dal titolo Vittorio De Sica, un maestro chiaro e sincero; un racconto sulla vita dell’attore, definito da molti acuto e bello.

Ed era questo l’uomo che si nascondeva dietro lo sguardo di un elegante Vittorio De Sica, che abitualmente teneva tra le dita una sigaretta con la stessa grazia di una carezza ad una possibile amata. Parlare dei suoi film di successo, sembra quasi scontato per quanto siano in realtà già così noti e importanti per il pubblico. Quando l’arte è ben fatta, si sa, si tramanda da sola, non ha bisogno di altre parole. Esattamente come i suoi film.

Vittorio De Sica e Raffaella Carrà: un dialogo inedito in paradiso del quale non è concesso sapere

“Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo”, scriveva  il teologo britannico Henry Scott Holland. E se quel posto fosse un angolo in paradiso, sarebbe deliziosamente riempito dalle parole di Vittorio De Sica e Raffaella Carrà. L’étoile della televisione italiana ci ha lasciati nel caldo pomeriggio del 5 luglio scorso, esattamente pochi giorni fa, e non dispiace immaginarla, ora, nel suo candido splendore a discutere di quel no, forse l’unico che abbia mai ricevuto nella sua carriera, esattamente da quel regista che si considerava napoletano anche se non lo era.

Aveva otto anni la show-woman quando fece il suo debutto cinematografico nel film Tormento del passato; ed era il 1960, anno del diploma al Centro Sperimentale, che la Carrà ricevette un no da Vittorio De Sica per il ruolo di Rosetta nel film La Ciociara. In quella stessa pellicola, Sophia Loren si conquistò la fama internazionale, ma la Carrà fu scartata perché considerata dal regista, troppo grande per quel ruolo. Entrambi hanno avuto il successo che tutti conosciamo. E’ il posto riservato ai più grandi, con la loro capacità di sfidare il tempo, di costruire un ricordo autentico, che rimane reale, come se nessuno se ne fosse andato via definitivamente.

LEGGI ANCHE: Raffaella Carrà, gli amori di una rivoluzionaria: da Gianni Boncompagni a Sergio Japino e quel retroscena con Diego Armando Maradona

Teresa Comberiati

Spettacolo, Tv & Cronaca Rosa Calabrese, a vent’anni si trasferisce a Roma dove attualmente vive. Amante della fotografia quanto della scrittura, negli anni ha lavorato nel campo della comunicazione collaborando con diverse testate locali in qualità di fotografa e articolista durante la 71ª e 75ª Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica. Ha già scritto il suo primo romanzo intitolato Il muscolo dell’anima. Colonna portante del blog di VelvetMAG dedicato alla cronaca rosa e alle celebrities www.velvetgossip.it, di cui redige ogni mese la Rassegna Gossip. Segui Teresa su LinkedIn Segui Teresa su Instagram Segui Teresa su Twitter Segui Teresa su Facebook

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