Gli avvocati del principe Andrea hanno messo in atto una nuova strategia difensiva per far crollare le accuse contro il figlio della regina Elisabetta. I legali del duca di York, infatti, hanno invitato il tribunale americano a dichiarare che non ha giurisdizione sul caso. L’accusa, Virginia Giuffre, infatti, secondo loro si sarebbe rivolta al tribunale americano senza nessun diritto di farlo, dal momento che viveva in Australia. Per tale ragione, gli avvocati del principe hanno bollato le sue azioni legali come “sospette” e “calcolate”.
Il principe Andrea sta affrontando al momento un duro processo contro Virginia Giuffre, che lo ha accusato di aver abusato sessualmente di lei quando era minorenne. La difesa del principe, però, ha deciso di accusare la donna di fingere di essere residente negli Stati Uniti, mentre, invece, vivrebbe in Australia. Gli avvocati del duca di York, nella giornata di martedì, hanno fatto appello al tribunale americano invitandolo a dichiarare di non avere giurisdizione sul caso. Se la donna risultasse essere una cittadina australiana, infatti, non potrebbe rivolgersi per una causa del genere al tribunale americano.
Per questi motivi, il team di avvocati del principe ha bollato le azioni legali intraprese dalla donna come “sospette” e “calcolate”. Le speranze del terzogenito di Elisabetta II sono tutte riposte nell’udienza davanti a un giudice di New York il 4 gennaio, quando tenterà di far archiviare il caso contro di lui.
Virginia Giuffre, che oggi è felice e madre di tre figli, ha fatto causa al principe Andrea per alcuni fatti che risalirebbero a molti anni fa. La donna, infatti, sostiene di essere stata abusata sessualmente dal duca di York quando aveva solo 17 anni. Si tratterebbe di violenza sessuale su minori e i fatti sarebbe collegati alla “tratta di schiave sessuali” portata avanti da Jeffrey Epstein. Il terzogenito della regina Elisabetta, però, ha sempre negato le sue affermazioni con la massima fermezza.
Il prossimo 4 gennaio il giudice di New York Lewis Kaplan deciderà se archiviare il caso o consentire lo svolgimento del processo. Se – come sostiene la difesa – la donna non fosse residente in Colorado, ma a Perth, in Australia, il giudice dovrebbe rifiutare il caso. Intanto, però, a minacciare la sua reputazione in tal senso è anche il processo Maxwell, che in questi giorni dovrebbe arrivare alla sentenza per la storica socia proprio di Epstein.
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