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Cosa sono le macchie nere sul corpo dei nuotatori

Si è riacceso l'interesse verso quelle macchie che a distanza sembrano quasi lividi dopo la gara di Gregorio Paltrinieri, ma cosa sono davvero?

Cosa sono quelle macchie nere sempre più frequenti sul corpo dei nuotatori e non solo? A causarle è la Cupping Therapy, una pratica molto diffusa anche a Hollywood.

Chi segue il mondo dello sport, con un occhio di riguardo per il nuoto, avrà notato un dettaglio insolito. Non è raro che sul corpo dei nuotatori, dopo una gara, siano fortemente evidenti delle macchie nere che rivestono la parte superiore come petto, braccia e schiena. Ma cosa sono, esattamente, queste macchie? E da cosa è dovuta la loro comparsa?

macchie nere nuotatori
Gregorio Paltrinieri. Crediti: Ansa

Nelle ultime settimane l’interesse è tornato a galla dopo che quelle macchie sono apparse sul corpo di Gregorio Paltrinieri poco dopo una gara. Si tratta di veri e propri cerchi, piuttosto grandi e quindi difficili da ignorare, che tappezzano alcune aree del corpo come dei pois. Non si tratta di una malattia né di un’infezione da micosi. Le origini ci conducono ad una pratica sempre più diffusa tra gli sportivi chiamata Cupping.

Cosa sono le macchie nere sul corpo dei nuotatori: cos’è il Cupping

In italiano è nota anche come coppettazione ed è da essa che poi scaturisce la diffusione delle macchie nere sulla pelle dei nuotatori. Appaiono come cerchi, da lontano sembrano quasi lividi ed è questo il motivo che ha spinto in tantissimi ad interrogarsi sulla natura di quelle macchie scure sulla pelle dei nuotatori. La pratica del Cupping è più diffusa di quel che si pensa, non soltanto nel mondo dello sport ma anche tra le star di Hollywood. Nicole Kidman è stata forse una delle prime a renderlo noto, seguita a ruota da altre star come Kim Kardashian e Hailey Bieber.

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Crediti: Pexels

Le macchie in realtà sono una causa dell’utilizzo del Cupping, per cui appaiono soltanto dopo essersi sottoposti alla pratica. Che cos’è, esattamente? Si tratta di una terapia antichissima, in genere utilizzata dalla medicina cinese tradizionale che ad oggi viene utilizzata soprattutto come terapia antalgica. A cosa serve? A ridurre la percezione del dolore, oltre a sciogliere rapidamente le tensioni muscolari esercitando una pressione sulla cute utilizzando coppette di vetro (o di plastica, seguendo le regole anti Covid-19).

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Crediti: Pexels

La Cupping Therapy prevede quindi l’utilizzo di queste coppe di vetro per un tempo variabile, dai 5 ai 15 minuti. Aderendo alla pelle, si crea una zona di vuoto che causa l’effetto ventosa. Ecco perché, quando la coppa viene rimossa, lascia un segno ben evidente sulla pelle. Dopo l’applicazione della Cupping Therapy, le macchie risultano rosse. Man mano che passa il tempo si scuriscono esattamente come capita con un livido, divenendo violacee e poi nere. Utilizzata moltissimo in ambito sportivo, questa tecnica aiuta a risolvere problemi muscolari, infiammazioni e dolori locali, ma viene usata anche per motivi estetici e per puro relax. Utile anche per combattere mal di schiena, mal di testa e contratture. In campo sportivo, il primo a renderlo noto fu Michael Phelps in occasione dei Giochi Olimpici di Rio nel 2016.

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