Settembre si avvicina e con lui arriva una delle notizie più chiacchierate del palinsesto televisivo italiano: il tandem ore 14 Salvo Sottile è ormai ufficiale, e Rai 2 si prepara a un cambio di guardia che ha già fatto scintille. Fuori Milo Infante, dentro Salvo Sottile — ma la transizione non è avvenuta nel silenzio ovattato dei comunicati stampa. Al contrario, tra i due conduttori è volata qualche frecciata, con tanto di metafore calcistiche, auguri in codice e il sottotesto di chi, in televisione, ha sempre qualcosa da dire anche quando smette di parlare.
Andiamo con ordine, perché questa storia merita di essere raccontata per bene, dal principio alla (provvisoria) fine.
Ore 14 è uno dei programmi di punta del daytime di Rai 2: un talk show pomeridiano che si occupa di cronaca, attualità e storie di costume, con un taglio che mescola informazione e intrattenimento. Per anni il volto del programma è stato Milo Infante, che ne ha fatto la sua casa televisiva e ha costruito un pubblico fidelizzato intorno al format.
Ora però le cose cambiano. Secondo quanto confermato da più fonti, tra cui Virgilio, Salvo Sottile è il nuovo conduttore di Ore 14 su Rai 2, in sostituzione di Milo Infante. Il programma tornerà in onda il 7 settembre 2026, data che segna ufficialmente il debutto del nuovo capitolo. Una partenza in autunno, come da tradizione televisiva italiana, ma con un volto inedito alla guida.
Salvo Sottile non è certo un nome nuovo per il pubblico di Rai 2: giornalista e conduttore di lungo corso, ha già dimostrato di saper tenere il ritmo di un programma di infotainment. La sfida, tuttavia, è raccogliere l’eredità di un format già rodato e di un predecessore che non ha lasciato il campo in silenzio.
Milo Infante ha lasciato la Rai per approdare a Mediaset. Una notizia che di per sé sarebbe già abbastanza succulenta — il passaggio da viale Mazzini alle reti Fininvest è sempre un evento che fa discutere nel mondo televisivo italiano. Ma ciò che ha reso la vicenda ancora più interessante sono le dichiarazioni dello stesso Infante sulle ragioni del suo addio.
Il conduttore ha chiarito che la sua partenza non è stata motivata da ragioni economiche. In altre parole, non è una questione di soldi — o almeno, così ha dichiarato lui. Le ragioni sarebbero invece da ricercare in disaccordi sui contenuti del programma. Infante, insomma, non si sarebbe trovato d’accordo con la direzione editoriale impressa al format, e questa divergenza avrebbe pesato più di qualsiasi considerazione economica.
È una posizione interessante, quella di Infante, perché ribalta il cliché del conduttore che lascia la tv pubblica per un contratto più ricco altrove. Qui la narrativa è diversa: si tratta di una scelta di campo editoriale, di una questione di principio professionale. Che ci si creda o meno è un’altra storia, ma la dichiarazione è quella, e va riportata per quello che è: una presa di posizione pubblica e netta.
Quel che è certo è che Infante ha lasciato Rai 2 e che la sua destinazione è Mediaset. I dettagli del suo nuovo progetto televisivo non sono ancora stati resi noti con precisione, ma la direzione di marcia è chiara.
E qui comincia la parte più divertente della storia. Perché Milo Infante, nel congedarsi da Ore 14, non ha resistito alla tentazione di lanciare una frecciatina al programma — e, indirettamente, al suo successore. Lo ha fatto usando una metafora calcistica che, bisogna ammetterlo, è piuttosto efficace.
Infante ha suggerito che, con il suo addio, il titolo del programma avrebbe dovuto essere cambiato. Come nel calcio, quando si ritira la maglia di un grande campione: quella maglia non si dà a nessun altro, perché appartiene a chi l’ha resa leggendaria. Il sottotesto è chiaro: Ore 14 con Milo Infante è una cosa, Ore 14 con qualcun altro è un’altra cosa, e forse sarebbe più onesto riconoscerlo anche nel titolo.
È una frecciata elegante, bisogna riconoscerlo. Non volgare, non aggressiva, ma abbastanza tagliente da non passare inosservata. E infatti non è passata inosservata.
Salvo Sottile non ha lasciato cadere la metafora nel vuoto. Al contrario, l’ha raccolta, la ha maneggiata con cura e l’ha rilancita con una risposta che ha fatto il giro delle redazioni televisive. Restando nello stesso registro calcistico, Sottile ha fatto notare che le maglie si ritirano per campioni come Maradona, Totti e Baresi.
Il messaggio è cristallino, e lo è tanto più perché non viene esplicitato fino in fondo — il che, in televisione, è spesso la mossa più efficace. Sottile non ha detto direttamente che Infante non è Maradona, Totti o Baresi. Ha semplicemente ricordato al pubblico per chi, nella storia del calcio, si usa davvero ritirare una maglia. Il confronto implicito fa il resto del lavoro.
È una risposta che rivela molto del personaggio: Sottile non si è abbassato a una polemica diretta, non ha attaccato il collega frontalmente, ma ha scelto la via dell’ironia intelligente. Un colpo basso con i guanti bianchi, se vogliamo. E nel mondo del gossip televisivo, questo tipo di scambio è oro puro.
Per approfondire il botta e risposta tra i due conduttori, Virgilio ha ricostruito l’intera vicenda con dovizia di dettagli, documentando le dichiarazioni di entrambi i protagonisti.
La storia non finisce con la risposta di Sottile. Perché Milo Infante, a quel punto, ha scelto di chiudere la partita con una mossa che è al tempo stesso un gesto di fair play e un’ultima, sottilissima punta di ironia: ha risposto a Sottile con un semplice “in bocca al lupo”.
Tre parole. Tre parole che, nel contesto di questo scambio, pesano tantissimo. Possono essere lette come un augurio sincero, come la chiusura dignitosa di una polemica che rischiava di diventare troppo rumorosa, oppure — e qui sta il bello — come l’ultima frecciata, quella più sottile di tutte. Perché “in bocca al lupo” si dice a chi sta per affrontare una prova difficile. E forse, nell’intenzione di Infante, quella prova difficile è proprio raccogliere la sua eredità a Ore 14.
Qualunque sia l’interpretazione corretta, il risultato è che questo scambio tra i due conduttori ha trasformato un normale cambio di palinsesto in un piccolo feuilleton televisivo, con tanto di colpi di scena e doppi sensi. Esattamente il tipo di storia che si racconta con piacere.
Vale la pena soffermarsi un momento su chi è Salvo Sottile, per chi non lo conoscesse bene o lo associasse solo ad altri format televisivi. Giornalista di professione, Sottile ha una lunga esperienza nel mondo dell’informazione e del giornalismo televisivo. È un profilo che si adatta bene a un programma come Ore 14, che richiede la capacità di gestire temi di cronaca e attualità con scioltezza e autorevolezza, ma anche con la leggerezza necessaria per un programma di daytime.
Il fatto che la Rai abbia scelto lui per raccogliere l’eredità di Infante dice qualcosa sulle intenzioni della rete: non stravolgere il format, ma dargli un volto nuovo mantenendo la continuità editoriale di fondo. Almeno nelle intenzioni dichiarate. Se la scommessa riuscirà lo dirà il pubblico, come sempre accade in televisione.
Il debutto del 7 settembre 2026 sarà il primo vero banco di prova. I primi ascolti diranno molto sulla capacità di Sottile di convincere il pubblico che seguiva Infante, ma anche di attrarne di nuovo. Non è una missione impossibile, ma non è nemmeno una passeggiata — soprattutto dopo uno scambio di battute pubblico che ha già polarizzato l’opinione dei telespettatori.
La vicenda Ore 14 si inserisce in un contesto più ampio di movimenti tra le reti televisive italiane. I palinsesti 2026 hanno portato con sé una serie di cambiamenti, di arrivi e partenze, di volti che cambiano casa. Il passaggio di Infante da Rai a Mediaset è solo uno degli episodi di questa stagione di cambiamenti.
I movimenti tra la televisione pubblica e quella commerciale non sono una novità nel panorama televisivo italiano: succede da decenni, e ogni volta alimenta discussioni sul futuro della Rai, sul suo modello editoriale, sulla sua capacità di trattenere i talenti. Non è questa la sede per risolvere queste domande — che sono complesse e richiederebbero ben altro spazio — ma vale la pena notare che ogni cambio di questo tipo porta con sé una narrativa che va al di là del semplice spostamento di un conduttore da uno schermo all’altro.
Nel caso di Infante, la narrativa è quella di un professionista che dichiara di aver lasciato per ragioni di contenuto, non economiche. È una storia che parla di autonomia editoriale, di rapporto tra conduttori e direzioni artistiche, di quanto spazio un giornalista-conduttore abbia nel plasmare il programma che porta il suo nome. Sono temi che riguardano non solo Infante, ma chiunque lavori in televisione.
Il conto alla rovescia per il 7 settembre 2026 è già partito. Quella data segnerà il ritorno di Ore 14 su Rai 2, con la nuova formula ore 14 Salvo Sottile che dovrà convincere il pubblico pomeridiano di Rai 2 di essere la scelta giusta.
Ci sono alcune domande aperte che troveranno risposta solo con il tempo. Il pubblico che seguiva Infante seguirà anche Sottile, o migrerà verso il nuovo progetto del suo conduttore preferito su Mediaset? Sottile riuscirà a dare al programma una sua identità riconoscibile, o si limiterà a gestire un format già definito? E Infante, nel suo nuovo percorso su Mediaset, riuscirà a costruire qualcosa di altrettanto solido di quello che ha lasciato?
Per ora, le risposte non ci sono. Ci sono solo le dichiarazioni, le frecciate, i “in bocca al lupo” e le metafore calcistiche. Che, a ben vedere, non sono poca cosa: sono il sale di una storia televisiva che ha già tutto quello che serve per tenere banco fino a settembre e oltre.
In definitiva, il cambio alla guida di Ore 14 è molto più di una semplice nota di palinsesto. È una storia fatta di scelte professionali, dichiarazioni pubbliche, metafore calcistiche e auguri in codice — tutto il necessario per tenere alta l’attenzione del pubblico televisivo durante l’estate, in attesa del grande debutto di settembre. Il binomio ore 14 Salvo Sottile è ormai una realtà confermata, e il 7 settembre 2026 dirà se la scommessa della Rai è vincente. Nel frattempo, c’è da godere dello spettacolo collaterale: perché quando due professionisti della televisione si scambiano frecciate con eleganza, il risultato è quasi sempre più interessante di qualsiasi comunicato stampa ufficiale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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