C’è un nome che in queste settimane rimbalza da ogni altoparlante, ogni playlist e ogni conversazione da salotto musicale: Miley. Solo Miley. Niente cognome, niente eredità televisiva da smaltire, niente rimandi a Hannah Montana — solo quattro lettere stampate su un disco che, uscito il 18 settembre 2026, ha già cambiato le coordinate del pop autunnale. Bass Persuades, il decimo album in studio dell’artista già nota come Miley Cyrus, è molto più di un semplice ritorno: è una dichiarazione d’intenti firmata con un mezzo cognome in meno e una dose di coraggio in più. E per capire perché tutti ne parlano, bisogna partire dall’inizio — o meglio, dal basso, dal bass che persuade.
Il 3 settembre 2026 Miley ha pubblicato il singolo omonimo Bass Persuades, anticipando di due settimane l’uscita dell’album. Tre minuti abbondanti di dance-pop con synth ispirati agli anni Ottanta — quei sintetizzatori grassi, coriacei, che sanno di discoteca milanese del 1984 e di neon che non si spengono mai. Il brano apre con un primo verso in spoken word, una scelta insolita per un pezzo pensato per le piste da ballo: la voce di Miley non canta, racconta, quasi sussurra, prima che il ritmo esploda e porti tutto il resto con sé. È un trucco vecchio quanto il pop, ma funziona perché lei lo usa con precisione chirurgica: crei aspettativa, poi la soddisfi nel modo più fisico possibile.
Il video ufficiale, diretto dal fotografo e regista Mert Alas, è disponibile su YouTube e ha già accumulato visualizzazioni in quantità industriale. Alas — noto per collaborazioni con i più grandi nomi della moda e della musica — porta in scena un’estetica da dance floor onirico: luci stroboscopiche, corpi in movimento, Miley al centro di tutto con quella presenza scenica che non si insegna. Il risultato è un video che funziona sia come oggetto visivo autonomo sia come veicolo perfetto per il pezzo. Variety lo ha descritto come un lavoro che cattura l’energia della pista da ballo in modo viscerale, e non è difficile capire perché.
Bass Persuades è il decimo album in studio di Miley Cyrus — un traguardo che pochi artisti della sua generazione hanno raggiunto, e che lei festeggia nel modo più anticonvenzionale possibile: abbandonando il cognome. Da oggi in poi, almeno professionalmente, è solo Miley. La notizia è arrivata attraverso i suoi canali social ufficiali, in particolare Instagram, dove ha annunciato sia il cambio d’identità artistica sia la data di uscita dell’album.
Non è la prima volta che un’artista sceglie il monononimo come dichiarazione di statura e indipendenza. Madonna lo ha fatto decenni fa, Beyoncé ci gioca da anni, Adele non ha mai avuto bisogno di altro. Ma per Miley il gesto ha un peso specifico diverso: il cognome Cyrus portava con sé un’intera storia — la famiglia, il padre Billy Ray, il personaggio televisivo, le polemiche degli anni della transizione da teenager a star adulta. Lasciarlo andare non è solo un rebranding: è un atto di liberazione narrativa. O almeno, così lo legge chi la segue da vicino.
L’album segue Something Beautiful, uscito nel 2025, che aveva già segnato una svolta nel percorso artistico dell’artista. Con Bass Persuades quella svolta diventa una direzione precisa: più elettronica, più fisica, più orientata alla danza e meno alle ballate introspettive che avevano caratterizzato alcuni dei suoi lavori precedenti. Il titolo stesso — Bass Persuades, “il basso persuade” — è quasi un manifesto: la musica non argomenta, non spiega, non convince con le parole. Convince con le frequenze basse, con il corpo, con il ritmo.
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Parlare di Bass Persuades senza entrare nel dettaglio del suono sarebbe un peccato. Il singolo — e per estensione l’album — si muove in un territorio ben preciso: il dance-pop con radici negli anni Ottanta, quel decennio che non smette mai di tornare di moda perché, a conti fatti, non è mai davvero andato via. I synth sono protagonisti assoluti: non ornamentali, non di sottofondo, ma strutturali, portanti, presenti in ogni strato della produzione.
La scelta del spoken word per il primo verso è la mossa più interessante dal punto di vista compositivo. In un genere dove il ritornello è tutto e l’attenzione dell’ascoltatore va catturata nei primi trenta secondi, aprire con una voce parlata è un rischio calcolato. Miley lo prende, e funziona: il contrasto tra la voce quasi recitata e l’esplosione ritmica che segue crea una tensione che tiene incollati all’ascolto. È il tipo di scelta che distingue un singolo radiofonico standard da qualcosa che lascia il segno.
Recensori come quelli di Euphoria Zine e Melodic Magazine hanno sottolineato proprio questa dimensione: il brano non si accontenta di essere orecchiabile, vuole essere memorabile. E la produzione — con quella stratificazione di synth, bassi profondi e una struttura che cresce progressivamente — sembra costruita esattamente per questo scopo. Non è nostalgia per gli anni Ottanta: è un dialogo con quella stagione musicale, aggiornato con gli strumenti del 2026.
Nel mondo dello spettacolo, cambiare nome artistico è un gesto che si presta a mille interpretazioni. C’è chi lo fa per necessità commerciali, chi per distanza da un passato scomodo, chi semplicemente perché lo trova più efficace sul palco. Nel caso di Miley Cyrus diventata Miley, la scelta sembra rispondere a più di una di queste motivazioni contemporaneamente.
Il cognome Cyrus, come si diceva, non è neutro. È carico di storia familiare, di aspettative, di un’intera fase della carriera che l’artista ha già elaborato e superato da tempo. Tenerlo significava portarsi dietro un bagaglio che, a dieci album di distanza, rischia di diventare un ingombro più che un asset. Lasciarlo, invece, è un modo per dire: questo disco — questo Miley — è un punto d’arrivo e un nuovo punto di partenza allo stesso tempo.
C’è anche una dimensione più pratica, quasi commerciale: un monononimo è immediatamente riconoscibile, facile da cercare, impossibile da confondere. Nel 2026, dove la competizione per l’attenzione dell’ascoltatore avviene su piattaforme che premiano la semplicità e la riconoscibilità immediata, chiamarsi solo “Miley” è anche una strategia. Non cinica, intendiamoci — ma consapevole. E la consapevolezza, in questo caso, si vede.
L’uscita di Bass Persuades si inserisce in un momento particolarmente vivace per il pop internazionale. L’estate 2026 e l’inizio dell’autunno hanno visto diversi grandi nomi tornare sulla scena con nuovi progetti, alimentando un dibattito su cosa significhi “fare un comeback” nell’era dello streaming, dove la presenza costante è quasi più importante dei singoli momenti di uscita.
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Per Miley, che aveva pubblicato Something Beautiful nel 2025, non si tratta tecnicamente di un lungo silenzio. Eppure Bass Persuades ha avuto l’effetto di un ritorno in grande stile, probabilmente perché il cambio di identità artistica ha amplificato la portata mediatica dell’annuncio. Non era solo “nuovo album”: era “nuovo album, nuovo nome, nuova fase”. E questa combinazione ha funzionato esattamente come doveva funzionare, generando conversazione ben prima dell’uscita effettiva del disco.
Il fatto che il singolo sia uscito il 3 settembre 2026 — fine estate, inizio autunno, un momento tradizionalmente fertile per le uscite discografiche — e l’album il 18 settembre, ha permesso di costruire un’attesa di due settimane che ha alimentato la curiosità senza disperdere l’energia. Una strategia di lancio classica, ma eseguita con precisione.
Vale la pena soffermarsi ancora sul video, perché è una componente centrale dell’intero progetto Bass Persuades. Mert Alas è un nome che nel mondo della moda e della fotografia non ha bisogno di presentazioni: le sue collaborazioni con le più grandi riviste e i più grandi artisti del mondo parlano da sole. Portarlo a dirigere il video di Miley non è una scelta casuale — è un posizionamento preciso in un territorio dove musica, moda e visual art si sovrappongono.
Il risultato, visibile su YouTube, è un lavoro che usa l’estetica della pista da ballo come metafora e come ambiente reale allo stesso tempo. Le luci, i movimenti, la regia — tutto concorre a creare un’esperienza visiva coerente con il suono del brano. Non è un video che si limita a illustrare la canzone: la amplifica, la completa, la rende tridimensionale. E in un’epoca in cui il video musicale è tornato ad essere uno strumento fondamentale di comunicazione artistica — grazie anche a piattaforme come YouTube e ai short video derivati — avere un pezzo visivo di questa qualità fa la differenza.
Con l’album Bass Persuades uscito proprio oggi, 18 settembre 2026, le prime reazioni complete degli ascoltatori e della critica sono ancora in fase di sedimentazione. Ma le premesse — il singolo, il video, il cambio di nome, la direzione sonora — disegnano un quadro abbastanza chiaro di dove Miley voglia andare con questo progetto.
Un’artista al suo decimo album ha già dimostrato tutto quello che doveva dimostrare in termini di longevità e versatilità. Quello che resta da fare — e che Bass Persuades sembra voler fare — è definire un’identità sonora che sia riconoscibilmente sua, senza aggettivi e senza cognomi. Il dance-pop con influenze eighties è un territorio fertile, affollato ma non saturo, e la capacità di Miley di abitarlo con una voce e una presenza che non si confondono con nessun’altra è il suo vantaggio competitivo più solido.
Che sia l’inizio di una nuova era duratura o un capitolo brillante di una carriera già straordinaria, Bass Persuades — e la nuova Miley che lo porta — ha già ottenuto il risultato più difficile: farsi ascoltare davvero, in un panorama dove tutto compete per la stessa attenzione. Il basso ha persuaso. Il resto, come sempre, lo deciderà il tempo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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