La modella è un corpo perfetto. Un volto magnetico. La modella è uno sguardo che sa giocare con gli obiettivi fotografici, è un paio di gambe capaci di arrampicarsi su tacchi altissimi e muoversi leggere sulle passerelle più lunghe, sotto i riflettori più prepotenti, regalando suggestioni figlie della bellezza. Le modelle, com’è ovvio, non vengono giudicate per la loro testa e nemmeno ci tengono, a dir la verità. Poche, e giusto pescando fra le top, sono riuscite ad andare oltre il loro stesso, incantevole involucro. Le altre hanno fatto e fanno carriera per poi – una volta giunta al termine – cominciare una seconda vita sconosciuta ai più, magari dal sapore tutt’altro che deciso. Ci sono le eccezioni, però e per fortuna. Una di questa è Eva Riccobono: mannequin italiana che tiene alta la nostra bandiera da un angolo all’altro del mondo, creatura piena di interessanti contrasti. Prima di tutto, ha l’aspetto nordico ma è una siciliana doc, per l’esattezza palermitana. Poi ha quell’erre moscia che in teoria dovrebbe renderla ancora più eterea e irraggiungibile, ma se vai su Twitter spesso la trovi là che risponde ai follower con battute e risate. Eva è una che si sfila l’abito più costoso e va da Fiorello a parlare in dialetto. E’ una che sogna di far cinema ma non pretende di trovare le porte aperte e copioni scritti su misura, parti da bellona e dialoghi facili: no. Adesso è nelle sale con il discusso film E la chiamano estate. E sapete che parte fa? Quella di una prostituta tossicodipendente con il viso sfregiato e gli arti artificiali.
LE FOTO DI EVA RICCOBONO
> “Ho pensato al Cronenberg di Crash, con quella cicatrice in faccia Eva sembra un angelo decaduto“, ha spiegato il regista Paolo Franchi. E lei, Eva, per calarsi meglio nella parte se n’è andata in giro per Palermo chiedendo chiarimenti alle lucciole reali. Poi, quando la pellicola è stata fischiata durante il Festival del Film di Roma, la Riccobono anziché arrossire e defilarsi ha tirato fuori le unghie, difeso Franchi (“non è stato capito“) e invitato i giornalisti a fare critiche perlomeno costruttive. Dalle pagine di Marie Claire ha dichiarato: “Io sono orgogliosa del film proprio perché può piacere o no. È un tipo di arte, un film d’autore. In Italia c’è sempre un’esigenza commerciale, quasi, appunto, di prostituzione. Bisogna avere coraggio“. Il coraggio, anche, di mettersi in gioco senza cercare scorciatoie e scegliendo i terreni più difficili: in fondo c’è più gusto…
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