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L’app di dating chiude gli uffici per una settimana: “Ora concentratevi sui voi stessi”

La fondatrice ha concesso una settimana di pausa a tutti i suoi impiegati

Dagli Stati Uniti arriva una notizia in controtendenza rispetto al clima di riaperture che si vive in molte parti del mondo. Secondo quanto riportato da alcuni media d’oltreoceano infatti, una delle app di dating più celebri del mondo, ossia Bumble, ha chiuso gli uffici per una settimana a causa di un’imposizione della sua fondatrice. Questa corrisponde al nome di Whitney Wolfe Herd. L’imprenditrice deve aver notato una particolare saturazione da parte dei suoi 700 dipendenti, al punto da imporre una pausa forzata al loro lavoro. La conferma è arrivata tramite Twitter, dove una dirigente della società ha spiegato in maniera dettagliata la decisione della sua superiore.

Secondo quest’ultima infatti la totalità dei membri dello staff di Bumble era con i nervi a pezzi, manifestando un’estrema necessità di una pausa dalla routine lavorativa. Proprio per questo ha deciso di optare per una chiusura totale degli uffici di una settimana. Una sorta di periodo di ferie imposto dall’alto, di cui gli impiegati si sono detti più che felici.

Un regalo inaspettato

La trentunenne Whitney Wolfe Herd ha dunque deciso di mandare una comunicazione ufficiale a tutti i dipendenti dell’app di dating di cui è ideatrice e fondatrice. Secondo quanto riportato dal tweet sopracitato questa avrebbe invitato i 700 impiegati a “spegnere il computer e a concentrarsi su loro stessi“. È facile  immaginare come la grande crescita di Bumble nel recente passato possa aver aumentato considerevolmente il carico di preoccupazioni dei suoi dipendenti. Ecco perché tutti gli impiegati saranno felicissimi di godere di una settimana di spensieratezza in più rispetto ai loro programmi.

Non parliamo peraltro di un applicazione per incontri come tutte le altre: Bumble è infatti unica nel suo genere. Offre la possibilità esclusivamente alle iscritte di sesso femminile di compiere il primo passo nei confronti di un possibile “principe azzurro”.

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