
Anna Wintour e Vogue: quasi quarant’anni di regno, e non è ancora finita
Se c’è una cosa che la moda ha imparato in questi decenni è che Anna Wintour non si toglie di mezzo tanto facilmente. Certo, nel giugno del 2025 ha lasciato la poltrona di editor-in-chief di Vogue — quella poltrona che aveva occupato per quasi trentasette anni e che, diciamocelo, era diventata praticamente un prolungamento del suo stesso corpo. Ma chi pensava che la signora del bob e degli occhiali scuri stesse per ritirarsi in campagna a coltivare rose si sbagliava di grosso. Anna Wintour e Vogue restano un binomio inscindibile nell’immaginario della moda mondiale, e lei continua a esercitare la sua influenza come chief content officer e direttrice editoriale di Condé Nast. Insomma: la regina ha cambiato titolo, non trono.
Chi è davvero Anna Wintour: la donna dietro la leggenda
Partiamo dall’inizio, perché ogni grande storia merita il suo contesto. Anna Wintour è britannica, nata nel 1949, e nel corso della sua vita ha trasformato un mestiere — quello del direttore di una rivista di moda — in qualcosa che assomigliava molto di più al governo di uno stato sovrano. Non è un’iperbole: nel mondo della moda, per quasi quattro decenni, una sua occhiata poteva lanciare una carriera o affondarla, una sua copertina poteva fare di uno stilista emergente la stella della stagione, una sua assenza da una sfilata era letta come un verdetto senza appello.
Il suo look è diventato un’icona a sé stante: il caschetto perfetto, immutabile come una dichiarazione di principio, e quegli occhiali da sole oversize che indossa praticamente ovunque — in prima fila alle sfilate, agli eventi, nelle fotografie ufficiali. Quegli occhiali sono diventati uno scudo, un simbolo, quasi un personaggio autonomo. Chiunque abbia mai cercato di capire cosa stesse pensando Anna Wintour in quel preciso momento ha capito che gli occhiali erano lì proprio per questo: per non fartelo sapere.
Secondo le fonti biografiche disponibili, tra cui il National Women’s History Museum, Wintour ha costruito la sua carriera con una determinazione che non ammetteva deviazioni. La sua ascesa al vertice di Vogue non è stata un colpo di fortuna ma il risultato di scelte precise, di una visione editoriale chiarissima e di una capacità di leggere il mercato e la cultura popolare che pochi nel suo settore hanno saputo eguagliare.
Trentasette anni alla guida di Vogue: cosa ha significato davvero
Quasi trentasette anni alla guida di una delle riviste più influenti del mondo: solo a dirlo ci vuole un momento per metabolizzare la cosa. Anna Wintour ha preso le redini di Vogue e le ha tenute strette attraverso cambiamenti epocali — l’esplosione del digitale, la nascita dei social media, la frammentazione dell’attenzione del pubblico, le crisi economiche, le rivoluzioni culturali. Eppure la rivista è rimasta al centro del dibattito sulla moda, sul costume, sull’estetica contemporanea.
Come ha fatto? Intanto, non ha mai smesso di essere curiosa. Una delle caratteristiche più sottovalutate di Wintour è la sua capacità di aggiornarsi, di capire quando il vento cambia e di anticiparlo invece di subirlo. Ha portato sulle copertine di Vogue volti che in precedenza sarebbero stati impensabili per una rivista di alta moda, ha aperto le pagine a conversazioni culturali più ampie, ha saputo mescolare l’alta sartoria con la cultura pop in modi che all’inizio sembravano audaci e che poi sono diventati lo standard del settore.
La sua presenza fissa in prima fila alle grandi sfilate — da Parigi a Milano, da New York a Londra — non era solo un privilegio del ruolo: era un segnale. Quando Anna Wintour sedeva in prima fila, stava dicendo qualcosa. Stava dicendo che quella sfilata contava, che quello stilista meritava attenzione, che quella stagione aveva qualcosa da dire. E il settore ascoltava, perché nel corso di quasi quattro decenni aveva imparato che di solito aveva ragione.
Per approfondire la storia e i momenti più iconici e controversi della sua carriera, vale la pena leggere l’analisi dettagliata pubblicata da Deutsche Welle, che ripercorre i passaggi fondamentali del suo lungo regno editoriale.
Giugno 2025: la fine di un’era (o forse no?)
Quando nel giugno del 2025 è arrivata la notizia ufficiale — Anna Wintour lascia la carica di editor-in-chief di Vogue — il mondo della moda ha avuto una di quelle reazioni collettive che si vedono raramente: un misto di shock, nostalgia anticipata e curiosità febbricitante su cosa sarebbe successo dopo. Perché una cosa è sapere che prima o poi sarebbe arrivato quel momento, un’altra è vederlo effettivamente accadere.
Ma chi si aspettava un addio definitivo ha dovuto ricredersi quasi subito. Wintour non ha lasciato Condé Nast: ha mantenuto il ruolo di chief content officer e di direttrice editoriale del gruppo. In pratica, ha smesso di occuparsi della gestione quotidiana di una singola testata per occuparsi di tutto il resto — che, nel caso di Condé Nast, è già un universo a sé stante. Una promozione mascherata da passo indietro, verrebbe da dire, o almeno una transizione che le ha permesso di mantenere la sua influenza su scala ancora più ampia.
È un po’ come se il direttore di un’orchestra decidesse di smettere di suonare il primo violino per mettersi a dirigere tutti gli strumenti contemporaneamente. Formalmente è un cambiamento di ruolo. Sostanzialmente, il potere non è andato da nessuna parte.
Lo stile come dichiarazione di potere
Non si può parlare di Anna Wintour senza parlare del suo stile, perché nel suo caso le due cose sono inseparabili in modo quasi filosofico. Il caschetto — preciso, geometrico, mai un capello fuori posto — è diventato nel corso degli anni qualcosa di più di una scelta estetica. È diventato un marchio, una costante in un mondo che cambia continuamente, un segnale di identità così forte che chiunque voglia parodiare Anna Wintour sa esattamente da dove cominciare.

E poi ci sono quegli occhiali. Grandi, scuri, imperscrutabili. Wintour li indossa con la stessa naturalezza con cui altri portano un orologio o un anello — sono parte di lei, parte della sua presenza pubblica, parte del personaggio che ha costruito con la stessa cura con cui Vogue costruisce le sue copertine. In prima fila alle sfilate, quegli occhiali sono diventati quasi un simbolo del settore intero: il giudice supremo che osserva, valuta, decide, senza lasciar trapelare nulla.
Questa coerenza visiva non è vanità, o almeno non solo. È strategia. In un settore ossessionato dalla novità e dal cambiamento, Wintour ha scelto di essere l’elemento immutabile, il punto fermo attorno a cui tutto il resto ruota. E ha funzionato magnificamente.
L’eredità di Anna Wintour nel mondo della moda contemporanea
Parlare dell’eredità di Wintour mentre lei è ancora attiva e presente nel settore è un esercizio un po’ paradossale, ma necessario, perché l’impatto che ha avuto sulla moda — e non solo sulla moda — è già così vasto e stratificato da meritare una riflessione seria.
Prima di tutto, ha ridefinito cosa significa essere un editor. Prima di Wintour, il direttore di una rivista di moda era essenzialmente un curatore di contenuti. Dopo Wintour, è diventato un arbitro culturale, una figura pubblica con un’influenza che va ben oltre le pagine della rivista. Ha dimostrato che una rivista di moda poteva essere un luogo di potere reale, non solo di potere simbolico.
In secondo luogo, ha cambiato il rapporto tra la moda e la cultura popolare. Portando sulle copertine di Vogue volti provenienti dal cinema, dalla musica, dallo sport, ha abbattuto le barriere tra l’alta moda e il grande pubblico, rendendo Vogue qualcosa di più di una rivista per addetti ai lavori. Ha capito, prima di molti altri, che la moda non esiste nel vuoto ma dialoga costantemente con la cultura che la circonda.
Terzo punto, e forse il più importante: ha dimostrato che una donna poteva esercitare un potere enorme in un settore — quello dell’editoria di lusso — che tradizionalmente era dominato da logiche molto maschili. Non lo ha fatto con dichiarazioni o manifesti, ma semplicemente facendo il suo lavoro meglio di chiunque altro per quasi quarant’anni.
Anna Wintour oggi: ancora al centro, ancora influente
A luglio del 2026, a più di un anno dal passaggio di consegne alla guida di Vogue, Anna Wintour è ancora una presenza centrale nel mondo della moda e dell’editoria. Il suo ruolo come chief content officer e direttrice editoriale di Condé Nast le garantisce una visibilità e un’influenza che vanno ben oltre una singola testata. In un certo senso, ha smesso di essere la regina di un regno per diventare qualcosa di più difficile da definire ma altrettanto potente.
Il settore continua a guardarla, a chiedersi cosa pensi, a interpretare ogni sua mossa come un segnale. Quella capacità di essere al centro dell’attenzione senza cercarla attivamente — o almeno senza sembrare di cercarla — è forse la sua dote più rara. In un’epoca in cui tutti urlano per farsi sentire, Wintour continua a parlare sottovoce e a essere ascoltata più di chiunque altro.
Perché Anna Wintour ha lasciato la direzione di Vogue?
Dopo quasi trentasette anni alla guida di Vogue, nel giugno del 2025 Wintour ha lasciato la carica di editor-in-chief. Non si è però ritirata: ha mantenuto i ruoli di chief content officer e direttrice editoriale di Condé Nast, continuando a esercitare la sua influenza sull’intero gruppo editoriale.
Anna Wintour è ancora attiva nel mondo della moda?
Sì. Nonostante abbia lasciato la direzione diretta di Vogue, Wintour continua a ricoprire ruoli di vertice in Condé Nast. La sua influenza sul settore della moda e dell’editoria di lusso rimane intatta.
Una storia che non è ancora finita
La storia di Anna Wintour e di Vogue è una di quelle storie che sembrano troppo grandi per finire davvero, anche quando cambiano forma. Quasi trentasette anni alla guida di una delle riviste più influenti del mondo, un look diventato iconico quanto le copertine che ha firmato, un’influenza sul settore della moda che ha ridefinito cosa significa avere potere nell’industria creativa: tutto questo non scompare con un cambio di titolo professionale. Wintour ha lasciato la sedia dell’editor-in-chief, certo, ma ha portato con sé tutto il resto — la visione, l’autorevolezza, la capacità di essere ancora, a distanza di decenni, il punto di riferimento di un intero settore. E chi pensava che la storia fosse finita con il giugno del 2025 probabilmente non ha capito bene chi è Anna Wintour: una donna che non ha mai avuto l’abitudine di andarsene prima del dovuto.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
