C’è una notizia che, in questo luglio 2026, sta facendo impazzire i fan di Britney Spears e gli appassionati di Hollywood in egual misura: il film di Britney Spears — quello autobiografico, quello che tutti aspettavamo — ha ufficialmente una sceneggiatrice. Si chiama Liz Meriwether, è la mente creativa dietro New Girl, ed è stata ingaggiata per adattare la celebre memoir della popstar, The Woman in Me. La macchina si è messa in moto, e il progetto comincia ad assumere una forma concreta. Andiamo a scoprire tutto quello che c’è da sapere.
Prima di parlare di chi scriverà il film, vale la pena ricordare da dove tutto è partito. Nel ottobre 2023, Britney Spears ha pubblicato la sua memoir intitolata proprio The Woman in Me, e il mondo ha trattenuto il fiato. Il libro ha venduto 1,1 milioni di copie nella sua prima settimana di uscita — un risultato straordinario che ha immediatamente segnalato a Hollywood che questa storia aveva un pubblico enorme, ansioso di sapere, di capire, di emozionarsi.
La memoir è diventata un fenomeno editoriale globale, alimentando discussioni, dibattiti e una rinnovata attenzione verso la vita e la carriera di una delle artiste più iconiche degli ultimi trent’anni. Era solo questione di tempo prima che il cinema bussasse alla porta. E così è stato: Universal ha acquisito i diritti per portare la storia sul grande schermo, con il progetto che porta lo stesso titolo del libro, The Woman in Me.
Secondo quanto riportato da Deadline, alla regia ci sarà Jon M. Chu — nome che nel mondo del cinema non ha bisogno di grandi presentazioni — mentre la produzione è affidata a Marc Platt. Un team di tutto rispetto, insomma, per un progetto che si preannuncia di quelli capaci di fare rumore.
Quando si tratta di scegliere chi mette le parole in bocca a Britney Spears — anche solo su carta — non si può sbagliare. E la scelta di Liz Meriwether sembra tutto fuorché casuale. Quattro nomination agli Emmy, la creazione di New Girl — la serie comedy che ha fatto innamorare milioni di spettatori di Zooey Deschanel e soci — e una carriera costruita sulla capacità di raccontare personaggi femminili complessi con ironia, profondità e umanità. Esattamente quello che serve per un progetto come questo.
Come confermato da Variety, Meriwether è stata ufficialmente ingaggiata per scrivere la sceneggiatura del biopic. Il suo curriculum parla chiaro: sa come costruire personaggi che respirano, sa come bilanciare momenti di leggerezza e momenti di peso emotivo, e — cosa non secondaria — sa come raccontare le donne senza ridurle a stereotipi o a vittime passive.
Per un film come quello di Britney Spears, questi ingredienti sono fondamentali. La storia della popstar di Kentwood, Louisiana, è una di quelle che si presta a molte letture: c’è la favola del successo fulminante, c’è la macchina dello showbiz con i suoi meccanismi spietati, c’è una donna che ha dovuto lottare per riprendersi la propria vita e la propria voce. Raccontarla con la giusta sensibilità è una sfida enorme, e Meriwether sembra la persona giusta per raccoglierla.
Sarebbe riduttivo liquidare Liz Meriwether come “la creatrice di New Girl“, anche se già questo basterebbe a garantirle un posto d’onore nel pantheon delle showrunner americane. Le sue quattro nomination agli Emmy testimoniano una carriera di sostanza, fatta di scrittura capace di coniugare commedia e dramma, leggerezza e profondità. Nel panorama attuale di Hollywood, dove i biopic sono diventati un genere a sé stante — con tutti i rischi di banalizzazione che questo comporta — avere una sceneggiatrice con la sua sensibilità è una garanzia di qualità.
La sfida di adattare una memoir per il grande schermo è sempre complessa: bisogna scegliere cosa tenere e cosa sacrificare, come strutturare una narrazione che sulla pagina può permettersi divagazioni che sul grande schermo diventerebbero zavorre, come rendere visivamente ciò che sulla carta è pensiero interiore. Meriwether ha dimostrato di saper navigare queste complessità nel corso della sua carriera televisiva, e ora si trova di fronte alla versione cinematografica della stessa sfida, amplificata dalla portata globale del soggetto.
Se Liz Meriwether è la scelta perfetta per la sceneggiatura, Jon M. Chu è quella altrettanto azzeccata per la regia. Il suo nome è diventato sinonimo di blockbuster capaci di emozionare e intrattenere al tempo stesso, di film che partono da materiale già amato dal pubblico e lo elevano a qualcosa di ancora più grande.
Chu ha dimostrato di saper lavorare su storie che mescolano glamour e sostanza, spettacolo e umanità. La sua capacità di gestire numeri musicali, momenti di alta tensione emotiva e sequenze visivamente memorabili lo rende un candidato ideale per portare sul grande schermo la vita di una delle popstar più iconiche della storia della musica pop. Non è un dettaglio da poco: la storia di Britney Spears è inevitabilmente anche la storia della musica degli anni Novanta e Duemila, dei videoclip che hanno fatto storia, dei concerti che hanno riempito stadi in tutto il mondo. Tutto questo richiede un regista che sappia far coesistere il racconto intimo con lo spettacolo su grande scala.
A completare il quadro ci pensa Marc Platt, produttore di lungo corso con un portfolio che include titoli di grande successo commerciale e critico. La sua presenza al timone produttivo del film di Britney Spears è un segnale chiaro: questo non è un progetto che si accontenta di esistere, ma uno che punta in alto. Universal, dal canto suo, è uno studio con le spalle larghe e l’esperienza necessaria per sostenere un biopic di questa portata, sia in termini di distribuzione che di marketing.
La combinazione di Meriwether alla scrittura, Chu alla regia, Platt alla produzione e Universal alle spalle forma un team che, sulla carta, ha tutto quello che serve per trasformare un bestseller da 1,1 milioni di copie in un film capace di fare altrettanto al botteghino e — si spera — anche con la critica.
L’annuncio è arrivato tra il 7 e l’8 luglio 2026, come riportato da Page Six, e il tempismo non è privo di significato. Il mercato dei biopic musicali è in grande fermento in questo periodo: il pubblico ha dimostrato, negli ultimi anni, un appetito insaziabile per le storie dei grandi artisti raccontate attraverso il cinema. Da Bohemian Rhapsody in poi, il genere ha conosciuto una rinascita che non accenna a fermarsi.
In questo contesto, il film su Britney Spears arriva in un momento in cui l’interesse per la sua storia è ancora altissimo — alimentato dalla memoir, dalle discussioni sui social media, e da una curiosità collettiva che non si è mai davvero sopita. Ingaggiare Liz Meriwether in questo preciso momento significa dare un segnale forte: il progetto è serio, è ambizioso, e ha intenzione di rispettare la complessità della sua protagonista.
Chiunque abbia letto The Woman in Me sa che la storia di Britney Spears non è una di quelle che si lascia inscatolare facilmente. È una narrazione stratificata, che tocca temi universali — la pressione della fama, la perdita di controllo sulla propria vita, la lotta per ritrovarsi — attraverso esperienze molto specifiche e personali. Adattarla per il cinema significa fare scelte coraggiose su cosa mettere in primo piano e cosa lasciare in secondo.
Meriwether si troverà a dover bilanciare la Britney bambina prodigio con la Britney adulta che ha dovuto combattere battaglie enormi, la star globale con la donna privata, il personaggio pubblico con la persona reale. Non è un compito da poco, ma è esattamente il tipo di sfida per cui sembra essere stata scelta.
C’è poi la questione del tono: un biopic su Britney Spears non può permettersi né l’agiografia acritica né il puro sensazionalismo. Deve trovare quella zona intermedia — onesta, empatica, capace di guardare in faccia la realtà senza diventare un esercizio di voyeurismo — che è la più difficile da abitare e la più preziosa quando ci si riesce. Con Meriwether alla scrittura e Chu alla regia, le premesse per centrare questo equilibrio ci sono tutte.
Una delle domande che tutti si fanno — e che per ora rimane senza risposta ufficiale — è chi interpreterà Britney Spears sul grande schermo. È il tipo di casting che può fare o disfare un biopic: basta pensare a quanto il ruolo giusto possa elevare un film, o quanto quello sbagliato possa affossarlo. Per ora, non ci sono nomi confermati, e il progetto è ancora nella fase di sviluppo della sceneggiatura. Ma è lecito aspettarsi che, una volta che il copione di Meriwether sarà pronto, la caccia all’attrice giusta diventerà lo spettacolo nello spettacolo.
Il film di Britney Spears si inserisce in un momento di grande vivacità per il genere del biopic musicale. Negli ultimi anni, Hollywood ha dimostrato che le storie dei grandi artisti — raccontate con cura, rispetto e ambizione — possono diventare eventi cinematografici capaci di parlare a generazioni diverse, di far riscoprire la musica ai giovani e di emozionare chi quella musica l’ha vissuta in tempo reale.
La memoir The Woman in Me, con il suo milione e centomila copie vendute nella prima settimana, ha già dimostrato che c’è un pubblico enorme pronto ad accogliere questa storia. Il cinema ha ora il compito — e l’opportunità — di portarla a un pubblico ancora più vasto, con tutti gli strumenti che il grande schermo mette a disposizione: la musica, le immagini, le performance, l’emozione collettiva della sala.
Universal, Chu, Platt e Meriwether sembrano ben consapevoli del peso di questa responsabilità. E il fatto che abbiano scelto di costruire il progetto con questa cura — partendo dalla sceneggiatura, senza bruciare le tappe — è di per sé un segnale incoraggiante.
Non ancora nel senso pieno del termine. Al momento, il progetto è in fase di sviluppo: Liz Meriwether è stata ufficialmente ingaggiata per scrivere la sceneggiatura. Soltanto una volta completato il copione si potrà parlare di produzione vera e propria, con casting, riprese e tutto il resto. Ma il team è solido e l’intenzione è chiaramente quella di andare avanti.
Il film prenderà spunto dalla memoir di Britney Spears intitolata The Woman in Me, pubblicata nell’ottobre 2023 e diventata un bestseller globale con 1,1 milioni di copie vendute nella prima settimana.
Alla regia c’è Jon M. Chu. La produzione è affidata a Marc Platt, mentre lo studio è Universal.
Liz Meriwether, creatrice di New Girl e quattro volte nominata agli Emmy, è stata ingaggiata per scrivere la sceneggiatura del film.
L’ingaggio di Liz Meriwether come sceneggiatrice del film di Britney Spears è una di quelle notizie che, nel mondo del cinema, si chiamano “sviluppi significativi” — e non a torto. Con un team che include Jon M. Chu alla regia, Marc Platt alla produzione e Universal come studio, il progetto ha tutte le carte in regola per diventare qualcosa di importante. La storia di Britney Spears, raccontata attraverso la sua stessa voce nella memoir The Woman in Me, è una di quelle che il cinema ha il dovere di trattare con rispetto, intelligenza e — perché no — un pizzico di quella magia che solo il grande schermo sa regalare. Adesso non resta che aspettare: la sceneggiatura è in mani eccellenti, e il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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