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Katy Perry contro Trump: “Furiosa per l’uso di Firework come propaganda militare”

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Katy Perry furiosa con Trump: “Firework” usata per un video di attacchi militari all’Iran senza il suo permesso

C’è chi dice che la musica sia un linguaggio universale. Evidentemente, qualcuno alla Casa Bianca l’ha interpretato un po’ troppo liberamente. Il 25 luglio 2026, la pagina TikTok ufficiale della Casa Bianca ha pubblicato un video che mostrava immagini di attacchi militari all’Iran, con la didascalia “Iran has been warned” — e, come colonna sonora, nientemeno che Firework di Katy Perry. Il risultato? Una delle polemiche più accese del mese, con la popstar americana di 41 anni che si è scagliata pubblicamente contro l’amministrazione Trump. Il caso Katy Perry Firework Trump è esploso in poche ore, rimbalzando su tutte le principali testate internazionali.

Il video che ha fatto saltare i nervi a Katy Perry

Facciamo un passo indietro e ricostruiamo la scena. Giovedì 25 luglio 2026, la Casa Bianca pubblica su TikTok un video di propaganda militare. Le immagini mostrano attacchi militari in Iran. La didascalia è inequivocabile: “Iran has been warned”. E la musica di sottofondo? Firework, il brano del 2010 che Katy Perry scrisse come inno alla resilienza personale, all’autostima, alla forza interiore di chi si sente invisibile e vuole brillare.

L’accostamento è, per usare un eufemismo, quantomeno azzardato. Una canzone nata per incoraggiare chi attraversa momenti di fragilità, usata per accompagnare immagini di bombardamenti e messaggi di avvertimento militare. Non esattamente quello che Perry aveva in mente quando l’ha scritta.

La reazione della cantante non si è fatta attendere. Come riportato da Variety, Perry ha dichiarato pubblicamente: “I am deeply appalled and angry” e ha precisato senza margini di ambiguità: “I did not approve this, I was not asked, and I absolutely do not condone it.” Parole nette, senza diplomatici giri di parole. La cantante ha sottolineato che il messaggio della canzone — centrato sull’autostima e sull’elevazione personale — è stato, secondo lei, trasformato in strumento per accompagnare distruzione e violenza.

Katy Perry e il messaggio tradito di “Firework”

Per capire perché il caso Katy Perry Firework Trump abbia colpito così nel profondo, bisogna ricordare cosa rappresenta questa canzone. Firework è un brano del 2010, uno dei più iconici della carriera di Perry. Come riportato da Billboard, Perry ha costruito attorno a quel brano un messaggio preciso di self-worth e upliftment — un inno a chi si sente schiacciato, invisibile, fuori posto, e che trova la forza di brillare nonostante tutto.

Vedere quella stessa canzone abbinata a immagini di attacchi militari e a una didascalia minacciosa come “Iran has been warned” è qualcosa che Perry ha descritto come una vera e propria strumentalizzazione. Il messaggio originale del brano, secondo la cantante, è stato armato — trasformato in colonna sonora della distruzione e della violenza, l’esatto opposto di ciò per cui era stato concepito.

Non è solo una questione estetica o di gusto musicale. È una questione di identità artistica. Un brano non è solo note e parole: è il contesto in cui nasce, l’intenzione con cui viene scritto, il pubblico a cui si rivolge. Usarlo in un contesto completamente opposto — senza chiedere il permesso, senza nemmeno avvisare — è qualcosa che Perry ha definito una violazione profonda.

La questione dei diritti: chi possiede davvero “Firework”?

Qui la storia si fa ancora più interessante, e un po’ più complicata. Come riportato da The Straits Times, nel 2023 Katy Perry ha venduto i suoi master recording e i diritti di pubblicazione per la cifra di 225 milioni di dollari. Questo significa che, tecnicamente, Perry non detiene più la proprietà formale di Firework.

Eppure la sua protesta è tutt’altro che priva di fondamento. Anche quando un artista vende i propri master, rimangono in campo questioni legate ai diritti morali sull’opera, alla sincronizzazione dei brani con immagini (il cosiddetto sync licensing), e soprattutto al diritto di un artista di non vedere il proprio nome e la propria arte associati a contenuti che ritiene lesivi della propria immagine o contrari ai propri valori.

La vendita dei diritti economici non equivale a una licenza in bianco per chiunque voglia usare il brano in qualsiasi contesto. Ottenere il permesso per usare una canzone in un video — specialmente uno di natura politica o militare — richiede normalmente una specifica autorizzazione di sync licensing. E secondo quanto dichiarato da Perry stessa, nessuno le ha chiesto nulla. Nessun contatto, nessuna richiesta, nessun avviso.

Questo rende la vicenda non solo una disputa artistica, ma potenzialmente anche una questione legale. Le implicazioni sul fronte dei diritti d’autore e del licensing musicale sono tutt’altro che banali, e potrebbero avere sviluppi nelle prossime settimane.

Katy Perry non è sola: artisti contro l’uso politico della musica

La presa di posizione di Perry si inserisce in un fenomeno più ampio. Come confermato dalle fonti verificate, la cantante si unisce ad altri artisti che si sono opposti all’uso delle proprie canzoni da parte dell’amministrazione Trump. Non è la prima volta che una popstar si trova a dover difendere la propria musica da un utilizzo politico non autorizzato o non gradito, e probabilmente non sarà l’ultima.

Il problema, in fondo, è strutturale. La politica — soprattutto quella americana, con la sua cultura dello spettacolo e dell’immagine — ha sempre avuto un rapporto complicato con la musica pop. I brani diventano shorthand emotivi: evocano sensazioni, creano atmosfere, costruiscono narrazioni in pochi secondi. Per chi produce contenuti di comunicazione politica, abbinare un’immagine a una canzone già nota e amata è una scorciatoia potentissima. Per gli artisti, invece, vedere la propria opera usata in contesti non voluti — soprattutto contesti politicamente divisivi o militarmente aggressivi — è una violazione che tocca nel profondo.

La questione del Katy Perry Firework Trump non è quindi un caso isolato, ma l’episodio più recente di una tensione che attraversa il mondo della musica ogni volta che la politica si appropria di un brano senza chiedere il permesso.

Le parole di Perry: indignazione senza filtri

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Vale la pena soffermarsi sul tono scelto da Katy Perry per la sua risposta pubblica. La cantante, 41 anni, non ha optato per il diplomatico “sono dispiaciuta” o per il vago “mi aspettavo più rispetto”. Ha scelto parole precise e cariche: “deeply appalled and angry”. Ha dichiarato con chiarezza di non aver approvato nulla, di non essere stata contattata, e di non condividere in alcun modo l’uso fatto del suo brano.

Ha poi aggiunto che il messaggio di Firework — costruito attorno all’autostima e all’elevazione personale — è stato, a suo avviso, trasformato in strumento per accompagnare distruzione e violenza. Un contrasto che Perry non ha esitato a rendere pubblico e esplicito.

Questo tipo di comunicazione diretta, senza eufemismi, è significativa. Perry avrebbe potuto scegliere di affidarsi ai propri legali in silenzio, o di rilasciare una nota fredda e istituzionale. Ha scelto invece di parlare in prima persona, con parole che esprimono non solo una posizione legale ma anche una reazione emotiva autentica. “Deeply appalled and angry”: indignata e arrabbiata. Non delusa, non sorpresa — arrabbiata.

Il contesto geopolitico e la scelta del brano

Un elemento che ha contribuito ad amplificare la polemica è il contesto specifico in cui Firework è stata usata. Non si tratta di un video istituzionale generico o di un discorso celebrativo: il video della Casa Bianca mostrava immagini di attacchi militari all’Iran, accompagnate da una didascalia esplicitamente minacciosa. “Iran has been warned” non lascia spazio a interpretazioni: è un messaggio di forza militare, un avvertimento in forma di contenuto social.

Usare una canzone pop come Firework in questo contesto — una canzone associata universalmente a messaggi di speranza, rinascita e autostima — crea un contrasto stridente che ha colpito molti osservatori. C’è chi ha letto in questa scelta una forma di ironia involontaria, chi una mancanza di sensibilità, chi una deliberata provocazione. In ogni caso, l’accostamento ha generato un effetto che difficilmente era nelle intenzioni originali dei produttori del video — almeno, si spera.

Il fatto che il video sia stato pubblicato su TikTok aggiunge un ulteriore strato di complessità. TikTok è la piattaforma del momento, quella con il maggiore impatto sui giovani, quella dove la musica e le immagini si fondono in formati brevissimi e potentissimi. Usare una canzone pop riconoscibile su TikTok è una scelta precisa di comunicazione: si punta sulla familiarità del brano per far passare un messaggio più facilmente. Il problema, in questo caso, è che nessuno ha pensato — o forse si è curato — di chiedere il permesso all’artista.

Domande e risposte: tutto quello che vuoi sapere sul caso

Perché Katy Perry è arrabbiata con Trump per l’uso di “Firework”?

La Casa Bianca ha pubblicato il 25 luglio 2026 un video TikTok con immagini di attacchi militari all’Iran, usando Firework come colonna sonora, senza chiedere il permesso a Perry. La cantante ha dichiarato pubblicamente di non aver approvato l’uso del brano e di essere “deeply appalled and angry” per come il messaggio della canzone — incentrato sull’autostima e sull’elevazione personale — è stato, a suo dire, trasformato in accompagnamento alla distruzione e alla violenza.

Katy Perry possiede ancora i diritti di “Firework”?

No. Nel 2023, Perry ha venduto i suoi master recording e i diritti di pubblicazione per 225 milioni di dollari. Tuttavia, questo non significa che chiunque possa usare il brano in qualsiasi contesto senza autorizzazione: l’uso di una canzone in un video richiede normalmente uno specifico permesso di sync licensing, che secondo Perry non è mai stato richiesto.

Katy Perry è la prima artista a opporsi all’uso della propria musica da parte di Trump?

No. Come confermato dalle fonti, Perry si unisce ad altri artisti che in precedenza si sono opposti all’uso delle proprie canzoni da parte dell’amministrazione Trump, anche se i dettagli specifici degli altri casi non rientrano nelle informazioni verificate disponibili su questo episodio.

Cosa succede adesso?

La domanda che tutti si pongono è: quali saranno le conseguenze concrete di questa polemica? Sul fronte legale, la questione del sync licensing e dell’uso non autorizzato del brano potrebbe avere sviluppi significativi. I detentori dei diritti acquistati da Perry nel 2023 potrebbero muoversi per tutelare i propri interessi commerciali e legali. Sul fronte mediatico, la vicenda ha già raggiunto una visibilità enorme, rimbalzando su testate come Variety, Billboard, Deadline, The Straits Times e molte altre.

Il caso Katy Perry Firework Trump solleva interrogativi che vanno ben oltre la singola canzone o la singola artista. Pone domande fondamentali su come la politica usa la cultura pop, su cosa significa davvero “possedere” un brano musicale nell’era digitale, e su quali diritti rimangono a un artista anche dopo aver ceduto i propri master. Sono domande che il mondo della musica si sta ponendo con crescente urgenza, e questo episodio — con la sua combinazione di immagini militari, TikTok, e una delle canzoni pop più riconoscibili degli ultimi vent’anni — le ha rese improvvisamente visibili a un pubblico vastissimo.

Katy Perry ha scelto di non restare in silenzio. Con “deeply appalled and angry” ha messo la propria faccia e la propria voce su una polemica che avrebbe potuto gestire in modo più discreto. Che si concordi o meno con le sue posizioni politiche, la sua reazione al caso Katy Perry Firework Trump ha almeno il merito della chiarezza: quella canzone, dice Perry, non è stata scritta per questo. E lei non intende fingere il contrario.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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