
Palinsesti Rai 2026/2027: benvenuti nel regno della continuità (con qualche spruzzata di novità)
Se vi aspettavate una rivoluzione copernicana, mettetevi comodi e abbassate le aspettative: i palinsesti Rai 2026/2027 sono stati presentati il 3 luglio 2026 ad Ancona con il piglio di chi sa benissimo che il pubblico, in fondo, ama le cose che già conosce. Poche sorprese, molte conferme, e un nome che torna a dominare la scena come se non fosse mai andato via — o meglio, come se fosse arrivato per restare per sempre. Stiamo parlando, ovviamente, di Stefano De Martino. Ma andiamo con ordine, perché c’è molto da raccontare, e il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli del palinsesto.
La conferenza di Ancona: il grande teatro della televisione pubblica
Il 3 luglio 2026, nella cornice della città marchigiana, la Rai ha alzato il sipario sulla nuova stagione televisiva. A condurre la conferenza stampa è stata Incoronata Boccia, direttrice dell’ufficio stampa Rai, che ha guidato i giornalisti attraverso un programma ricco di nomi noti e — diciamolo — di una certa prudenza creativa. La scelta di Ancona come sede della presentazione non è casuale: la città è simbolicamente legata alla Rai da anni di eventi culturali e televisivi, e rappresenta un segnale di radicamento nel territorio italiano che la televisione pubblica tiene a ribadire.
La conferenza, seguita in diretta da numerose testate giornalistiche, ha confermato quello che molti addetti ai lavori già sussurravano nei corridoi: i palinsesti Rai 2026/2027 puntano sulla stabilità. Come riportato da Fanpage.it, la presentazione ha messo in luce programmi confermati e alcune cancellazioni, ma nel complesso il messaggio è stato chiaro: la Rai non vuole rischiare, preferisce consolidare ciò che funziona. Una filosofia comprensibile, forse un po’ conservatrice, ma che ha una sua logica di mercato — o meglio, di share.
Quello che emerge dalla lettura complessiva dei palinsesti, come sottolineato anche da Uomini e Donne Comunicazione, è una stagione all’insegna di “poche rivoluzioni e molte conferme”. Una formula che, in televisione, spesso funziona meglio di quanto gli appassionati di novità vorrebbero ammettere. Il pubblico televisivo — quello che accende la tv dopo cena, che si accomoda sul divano con la coperta e il telecomando — è un pubblico abitudinario, affezionato, e non sempre entusiasta delle sorprese.
Stefano De Martino: il re indiscusso di Rai 1
Se i palinsesti Rai 2026/2027 avessero un protagonista assoluto, un nome scritto a caratteri cubitali sul cartellone della stagione, quello sarebbe senza dubbio Stefano De Martino. L’ex ballerino di Amici, diventato nel giro di pochi anni uno dei conduttori più amati e seguiti della televisione italiana, si conferma come il grande punto di riferimento di Rai 1 per la stagione che sta per iniziare.
Il suo percorso all’interno della televisione pubblica è ormai un caso di studio: partito con programmi di intrattenimento regionali, poi approdato in prima serata nazionale, De Martino ha dimostrato di avere quel raro talento di saper parlare a tutti — ai giovani che lo seguono sui social, agli spettatori più tradizionali che lo guardano sul piccolo schermo, alle famiglie riunite davanti alla tv dopo cena. Non è un caso che la Rai abbia puntato così forte su di lui, costruendo attorno alla sua figura un vero e proprio pilastro della programmazione.
Per la stagione 2026/2027, De Martino sarà al timone di “Affari tuoi” in prima serata, il quiz dei pacchi che ha saputo rinnovarsi senza tradire la sua formula vincente. Il programma, che ha numeri di ascolto che farebbero invidia a molti competitor, continua a essere uno degli appuntamenti fissi del pubblico italiano. Con De Martino alla conduzione, “Affari tuoi” ha trovato un equilibrio perfetto tra gioco, emozione e leggerezza — tre ingredienti che, mescolati bene, producono televisione di qualità popolare.
Ma non finisce qui. De Martino sarà anche al timone di “Sarà Sanremo” a dicembre, l’evento che anticipa e prepara il grande festival della canzone italiana, e poi — colpo di scena che non è poi così sorprendente — condurrà il Festival di Sanremo 2027 a febbraio. Una tripletta di tutto rispetto, che lo consacra definitivamente come il volto della Rai per questa stagione e probabilmente per quelle a venire.
Sanremo 2027: non solo musica, ma anche Eurovision
Parlando di Sanremo 2027, c’è un dettaglio che merita attenzione particolare, soprattutto per gli appassionati di musica europea. Il festival, che si terrà a febbraio 2027 sotto la guida di De Martino, includerà una serata speciale dedicata alla selezione del rappresentante italiano per Eurovision 2027. Una novità di rilievo, che integra due eventi musicali di grande portata in un unico grande momento televisivo.
Questa scelta riflette una tendenza più ampia nella televisione pubblica europea: valorizzare l’Eurovision come evento di punta, capace di attrarre pubblico giovane e internazionale, senza però rinunciare alla tradizione del festival italiano. Sanremo e Eurovision, due mondi che si avvicinano sempre di più, con buona pace di chi li vorrebbe tenere separati. Per il pubblico italiano, che all’Eurovision si è avvicinato con crescente entusiasmo negli ultimi anni, si tratta di un’opportunità di partecipazione diretta alla selezione del rappresentante nazionale — un momento che promette di generare dibattito, discussione e, perché no, qualche polemica colorita sui social.
La formula della serata Eurovision all’interno di Sanremo è ancora da definire nei dettagli, ma l’annuncio in sé è già un segnale preciso: la Rai vuole presidiare il territorio dell’intrattenimento musicale a tutto tondo, senza lasciare spazi vuoti alla concorrenza. Una mossa strategica, oltre che artistica.
Rai 1, Rai 2, Rai 3: cosa cambia (e cosa non cambia)
Al di là del caso De Martino, i palinsesti Rai 2026/2027 presentano una struttura complessiva che rispecchia la filosofia della continuità. Rai 1 rimane il canale ammiraglia, quello che punta sulla grande platea familiare, sui programmi di intrattenimento generalista, sulle fiction di qualità e sugli eventi speciali. La prima serata di Rai 1 è da sempre il termometro degli ascolti nazionali, e la Rai non ha intenzione di sperimentare troppo su quel fronte.

Le fiction italiane continuano a essere un punto di forza della rete. La televisione pubblica ha investito negli anni nella produzione di serie originali italiane, e i risultati in termini di ascolti hanno dato ragione a questa scelta. Il pubblico italiano ama vedere storie ambientate in Italia, con attori italiani, che raccontano la realtà — o la fantasia — del proprio paese. Una formula che funziona, e che la Rai non ha nessuna intenzione di abbandonare.
Rai 2, il canale che da sempre cerca la propria identità tra sperimentazione e intrattenimento, si conferma come il laboratorio creativo della televisione pubblica. Negli ultimi anni ha ospitato format innovativi, programmi di approfondimento culturale, e una programmazione più giovane e dinamica rispetto alla rete ammiraglia. Per la stagione 2026/2027, stando alle informazioni disponibili, la direzione sembra essere quella della continuità con le sperimentazioni già avviate, cercando di consolidare il pubblico acquisito senza stravolgere una linea editoriale che ha iniziato a dare i suoi frutti.
Rai 3, il canale dell’approfondimento e dell’informazione di qualità, mantiene la sua vocazione di servizio pubblico nel senso più nobile del termine. I programmi di inchiesta, i talk show di approfondimento politico e sociale, le rubriche culturali: tutto questo continua a trovare casa su Rai 3, che rimane il punto di riferimento per chi dalla televisione vuole qualcosa di più della semplice evasione. Non è un canale che fa numeri da capogiro, ma ha un pubblico fedele e consapevole, che sa esattamente cosa cerca e dove trovarlo.
Le cancellazioni: il lato oscuro dei palinsesti
Ogni presentazione di palinsesti ha la sua faccia luminosa — i grandi nomi, le conferme, le novità — e la sua faccia in ombra: le cancellazioni. Per la stagione 2026/2027, la Rai ha deciso di tagliare alcuni programmi, come inevitabilmente accade in ogni riorganizzazione della programmazione. I dettagli precisi di tutte le cancellazioni non sono stati resi pubblici in modo esaustivo, ma è chiaro che alcune trasmissioni che avevano faticato a trovare il loro pubblico non faranno parte della nuova stagione.
Le cancellazioni sono sempre un momento delicato, sia per chi lavora ai programmi che vengono chiusi, sia per il pubblico affezionato che si trova improvvisamente senza il suo appuntamento fisso. La televisione è un ecosistema complesso, in cui gli ascolti sono solo uno dei parametri da considerare: ci sono i costi di produzione, le disponibilità degli spazi pubblicitari, le strategie di posizionamento dei canali, e mille altri fattori che entrano in gioco nelle decisioni editoriali. Detto questo, il mercato è mercato, e i programmi che non funzionano difficilmente sopravvivono a lungo nel palinsesto.
Quello che emerge dalla lettura complessiva della situazione è che la Rai, per questa stagione, ha preferito la prudenza all’audacia. Meglio tenere ciò che funziona, aggiustare ciò che può essere migliorato, e introdurre le novità con il contagocce, testando la reazione del pubblico prima di investire massicciamente su format nuovi. Una strategia difensiva, certo, ma non priva di logica in un panorama televisivo sempre più frammentato e competitivo.
La televisione pubblica nell’era dello streaming: una sfida permanente
I palinsesti Rai 2026/2027 non possono essere letti senza tenere conto del contesto in cui si inseriscono: un panorama mediatico profondamente trasformato dalla rivoluzione dello streaming. Netflix, Prime Video, Disney+, e le tante altre piattaforme che si contendono l’attenzione degli spettatori hanno cambiato radicalmente le abitudini di visione degli italiani, soprattutto delle generazioni più giovani.
In questo scenario, la televisione generalista — e la televisione pubblica in particolare — si trova a dover ridefinire il proprio ruolo. Non può competere con le piattaforme sul terreno della serialità premium o dei grandi blockbuster internazionali, ma può fare qualcosa che le piattaforme non riescono a replicare: essere un punto di riferimento condiviso, un luogo di incontro per la comunità nazionale, uno spazio in cui tutti — giovani e anziani, nord e sud, città e campagna — possono ritrovarsi insieme davanti allo stesso schermo.
Gli eventi live — il Festival di Sanremo in testa, ma anche le grandi partite di calcio, le cerimonie nazionali, i programmi di intrattenimento in diretta — sono il territorio in cui la televisione generalista mantiene un vantaggio strutturale sullo streaming. E non è un caso che la Rai abbia puntato così forte su Sanremo 2027, su De Martino, su “Affari tuoi”: sono tutti programmi che si vivono meglio in diretta, che generano conversazione immediata, che creano quell’effetto di comunità che le piattaforme on demand, per definizione, non possono offrire.
Cosa aspettarsi dalla stagione 2026/2027
Tirando le somme, i palinsesti Rai 2026/2027 si presentano come una stagione di consolidamento più che di innovazione. De Martino è il grande protagonista, Sanremo 2027 con la sua serata Eurovision è la novità più interessante, e il resto del palinsesto segue la logica della continuità con qualche aggiustamento qua e là. Non è la televisione che reinventa se stessa, ma è la televisione che sa quello che è e non cerca di essere qualcos’altro.
Per il pubblico italiano, questo significa ritrovare molti volti e programmi familiari, con la certezza che la Rai non li deluderà con esperimenti azzardati. Per chi invece sognava una stagione di grandi rivoluzioni, di format rivoluzionari e di scelte coraggiose, la delusione è inevitabile — ma forse anche prevedibile. La Rai è una grande nave, e le grandi navi non cambiano rotta in un giorno. Quello che è certo è che la stagione 2026/2027 sarà seguita con attenzione, analizzata dagli addetti ai lavori, e commentata — con entusiasmo o con critica — dal pubblico che, alla fine, è sempre l’unico giudice che conta davvero. E con Stefano De Martino al timone di Sanremo, di “Affari tuoi” e di “Sarà Sanremo”, almeno un motivo per accendere la televisione c’è sempre.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
