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  • 2026
  • Agosto
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  • Sigfrido Ranucci fuori da Report: la Rai sceglie Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
  • Programmi TV

Sigfrido Ranucci fuori da Report: la Rai sceglie Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi

Sigfrido Ranucci lascia Report dopo 9 anni. La Rai annuncia Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi come nuovi conduttori del programma d'inchiesta di Rai 3.
Redazione VelvetMAG 30 Agosto 2026
Sigfrido Ranucci fuori da Report: la Rai sceglie Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Sigfrido Ranucci fuori da Report: la Rai sceglie Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Immagine generata con AI

Ranucci lascia Report: la Rai sceglie Presutti e Piervincenzi per la nuova stagione

C’è un cambio della guardia che fa rumore, e non di quelli silenziosi che si consumano tra un’estate e l’altra senza che nessuno se ne accorga. Il report Ranucci Rai è diventato il tema del giorno nel mondo del giornalismo televisivo italiano: il 28 agosto 2026 la Rai ha reso ufficiale che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report, il programma d’inchiesta di Rai 3 che per nove anni ha portato avanti con una determinazione che pochi si sono sognati di imitare. Al suo posto arrivano Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, due giornalisti che vengono dall’interno della stessa redazione. Una scelta che Ranucci non ha preso affatto bene, e che ha già scatenato un dibattito vivacissimo su cosa significhi davvero fare giornalismo di servizio pubblico in Italia nel 2026.

Nove anni alla guida di Report: una storia che inizia con Milena Gabanelli

Per capire il peso di questa notizia bisogna fare un passo indietro — non troppo, ma abbastanza. Report non è un programma qualsiasi. È il fiore all’occhiello dell’inchiesta televisiva italiana, un format che nel corso dei decenni ha costruito una reputazione solida come una roccia, capace di sopravvivere a pressioni politiche, querele e cambi di stagione televisiva. La sua storia è indissolubilmente legata al nome di Milena Gabanelli, che lo ha fondato e condotto per anni prima di passare il testimone.

E quel testimone, nel 2017, è finito nelle mani di Sigfrido Ranucci. Fu proprio Gabanelli a sceglierlo, a consegnargli un programma già carico di storia e aspettative altissime. Da allora, per nove anni, Ranucci ha incarnato Report agli occhi del pubblico italiano: la voce, il volto, lo stile di un giornalismo che non fa sconti e non cerca simpatie facili. Nove anni sono tanti. Sono stagioni televisive, inchieste, polemiche, riconoscimenti. Sono anche abitudini consolidate per i telespettatori, che con lui hanno imparato ad aspettarsi un certo tipo di racconto.

Ecco perché l’annuncio del 28 agosto non è passato inosservato. La notizia ha rimbalzato rapidamente da Sky TG24 a Il Post, passando per Il Foglio e i social ufficiali di Rai News: tutti a riportare la stessa sostanza, ovvero che il capitolo Ranucci a Report è ufficialmente chiuso.

Chi sono Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, i nuovi volti del programma

La Rai non ha pescato fuori casa. Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi sono entrambi corrispondenti del programma Report: li conoscono gli spettatori più fedeli, li conoscono le redazioni, li conosce la macchina produttiva di Rai 3. Non sono nomi calati dall’alto da qualche dirigenza creativa che ha guardato un po’ di numeri su un foglio Excel, ma professionisti che hanno già lavorato all’interno della stessa trasmissione che ora si trovano a dover guidare.

Questo è un elemento che conta, e che la Rai ha quasi certamente messo sul tavolo come argomento di continuità. Il ragionamento, almeno sulla carta, potrebbe essere: se conosci già la cucina, sai già cosa mettere in pentola. Presutti e Piervincenzi conoscono il metodo Report, ne hanno respirato l’aria, ne hanno condiviso le inchieste. La transizione, dal punto di vista redazionale, potrebbe essere meno traumatica di quanto sembri dall’esterno.

Eppure, come spesso accade in queste situazioni, la logica interna a un’azienda e la percezione pubblica non viaggiano sullo stesso binario. E Ranucci, dal canto suo, ha fatto capire chiaramente cosa ne pensa.

La reazione di Ranucci: parole dure sul futuro del servizio pubblico

Sigfrido Ranucci non è il tipo che incassa in silenzio. Lo ha dimostrato in nove anni di conduzione di un programma che, per sua natura, non ama le mezze misure. E non ha fatto eccezione nemmeno questa volta. Stando a quanto riportato da Il Foglio, Ranucci ha dichiarato che i due giornalisti scelti per sostituirlo mettono a rischio la professionalità che ha costruito la storia di Report e del servizio pubblico radiotelevisivo nel corso di trent’anni.

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È una presa di posizione netta, che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche. Non è una critica velata, non è un disappunto sussurrato tra le righe: è una dichiarazione pubblica e diretta, con la quale Ranucci mette in discussione non solo la scelta dei suoi successori, ma l’intera logica con cui la Rai ha gestito questa transizione. Nella visione di Ranucci, insomma, non si tratta semplicemente di un avvicendamento professionale, ma di qualcosa che tocca l’identità stessa del programma e la sua capacità di fare giornalismo d’inchiesta al livello che il pubblico si aspetta.

È interessante notare come il tema del report Ranucci Rai sia diventato immediatamente un dibattito più ampio: non si parla solo di chi condurrà una trasmissione televisiva, ma di cosa voglia dire il servizio pubblico radiotelevisivo nel 2026, di quali siano le sue responsabilità nei confronti dei cittadini, e di come si gestisce un’eredità giornalistica che ha trent’anni di storia alle spalle.

Le opzioni offerte dalla Rai a Ranucci: Tg3, Rai News o l’estero

La Rai non ha semplicemente mostrato la porta a Ranucci. Secondo quanto riportato da Il Foglio, l’azienda gli ha proposto tre possibili destinazioni per il suo reimpiego: il Tg3, Rai News, oppure un trasferimento in una sede estera. Tre opzioni che, sulla carta, rappresentano alternative professionalmente dignitose all’interno del perimetro del servizio pubblico.

Ma è evidente che nessuna di queste tre strade è Report. E per un giornalista che ha costruito la sua identità professionale attorno a un format specifico, a un metodo di lavoro preciso, a una trasmissione che è diventata quasi sinonimo del suo nome, l’idea di spostarsi al Tg3 o di fare le valigie per una sede estera suona inevitabilmente come un ridimensionamento. Non importa quanto la Rai voglia presentarle come opportunità: la percezione, anche solo psicologica, è quella di chi viene allontanato da casa sua.

Questo è uno degli elementi che rende la vicenda particolarmente seguita, al di là del normale interesse che circonda i cambi di conduzione in Rai. Non si tratta di un giornalista che lascia volontariamente per nuovi progetti, né di un pensionamento annunciato. Si tratta di una decisione aziendale che ha trovato Ranucci dall’altra parte del tavolo, con tre opzioni davanti e nessuna delle quali è quella che avrebbe scelto.

Report e il peso di trent’anni di giornalismo d’inchiesta

Per capire perché questa vicenda fa così rumore, vale la pena soffermarsi su cosa rappresenta Report nel panorama televisivo italiano. Il programma esiste da trent’anni — e sono trent’anni di inchieste, di storie raccontate con metodo e rigore, di un rapporto con il pubblico che si è costruito sulla fiducia. Non è una trasmissione di intrattenimento che si può reinventare con una scenografia nuova e un conduttore diverso senza che nessuno se ne accorga.

Sigfrido Ranucci fuori da Report: la Rai sceglie Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi (2)
Immagine generata con AI

Report è una promessa. Una promessa che ogni domenica sera — o quando va in onda — dice al telespettatore: qui trovi giornalismo serio, inchieste vere, storie che altrimenti non vedresti. È un contratto implicito con il pubblico che si è rinnovato per decenni, attraverso cambi di stagione, cambi di governo, cambi di dirigenza Rai. E ogni volta che si tocca la conduzione di un programma così, si tocca anche quel contratto.

Ranucci lo sa bene, e probabilmente è anche per questo che le sue parole sono state così nette. La questione, nel suo ragionamento, non è personale — o non solo personale. È una questione di continuità editoriale, di rispetto per un’eredità costruita in trent’anni di lavoro. E quando parla di professionalità messa a rischio, non parla solo della sua: parla di tutto ciò che Report ha rappresentato per il giornalismo televisivo italiano.

Cosa cambia davvero con Presutti e Piervincenzi alla guida

La domanda che tutti si pongono, naturalmente, è quella più pratica: cosa cambierà davvero con i nuovi conduttori? Presutti e Piervincenzi vengono dall’interno del programma, il che è una garanzia di continuità almeno sul piano metodologico. Conoscono le dinamiche redazionali, hanno già lavorato con il team di Report, sanno cosa vuol dire portare avanti un’inchiesta con i tempi e le pressioni che caratterizzano quel tipo di giornalismo.

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Allo stesso tempo, condurre un programma è qualcosa di diverso dall’essere corrispondenti. È un ruolo pubblico, con tutto ciò che comporta in termini di esposizione, di rappresentanza editoriale, di rapporto con il pubblico. Presutti e Piervincenzi dovranno costruire un’identità come coppia di conduttori, trovare un equilibrio tra i loro stili, e farlo sotto la lente d’ingrandimento di un pubblico che ha passato nove anni ad abituarsi a Ranucci.

Non è un compito facile. Ma non è nemmeno impossibile. La storia della televisione italiana è piena di esempi in cui un cambio di conduzione, inizialmente vissuto come uno strappo, si è poi rivelato una svolta positiva per il programma. Il contrario è altrettanto vero. Tutto dipenderà da come Presutti e Piervincenzi sapranno interpretare il ruolo, e da quanto spazio la Rai darà loro per farlo con la necessaria autonomia editoriale.

Il dibattito sul servizio pubblico e il futuro del giornalismo d’inchiesta in Rai

Al di là delle singole vicende personali, la questione del report Ranucci Rai apre un capitolo più ampio che riguarda il futuro del giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico italiano. Report è uno dei pochi programmi televisivi che, in modo sistematico e strutturato, dedica tempo e risorse alle inchieste di lungo respiro. È un modello editoriale che richiede investimenti, protezione redazionale e una certa dose di coraggio istituzionale.

Ogni volta che un programma di questo tipo attraversa una fase di transizione, la domanda che si pone — non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra il pubblico più attento — è se la nuova gestione manterrà la stessa indipendenza e lo stesso rigore. È una domanda legittima, e non implica necessariamente una risposta negativa: ma è una domanda che va posta, e che merita risposte concrete nei mesi e nelle stagioni a venire.

La Rai, scegliendo due giornalisti interni al programma, ha mandato un segnale di continuità. Ranucci, con le sue dichiarazioni, ha mandato un segnale di preoccupazione. Il pubblico, come sempre, sarà l’arbitro finale: sono i telespettatori che, con la loro fedeltà o con il telecomando in mano, decreteranno se il nuovo Report è all’altezza del vecchio.

FAQ: le domande più frequenti sul caso Ranucci-Report

Perché Ranucci lascia Report?

Stando a quanto emerso dalle fonti, si tratta di una decisione della Rai, non di una scelta volontaria di Ranucci. L’azienda ha deciso di non rinnovargli la conduzione del programma a partire dalla prossima stagione, offrendogli in alternativa tre possibili ricollocazioni interne: Tg3, Rai News o una sede estera.

Chi condurrà Report al posto di Ranucci?

Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi corrispondenti del programma, prenderanno le redini di Report a partire dalla nuova stagione televisiva.

Da quando Ranucci conduceva Report?

Ranucci era alla guida di Report dal 2017, quando Milena Gabanelli gli affidò il programma. In totale, ha condotto la trasmissione per nove anni.

In definitiva, il caso del report Ranucci Rai è molto più di un semplice avvicendamento televisivo: è uno specchio delle tensioni che attraversano il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, del peso che ha un’eredità giornalistica costruita in trent’anni, e della difficoltà di gestire transizioni in un settore dove il volto del conduttore è spesso inseparabile dall’identità del programma. Presutti e Piervincenzi hanno davanti una sfida enorme — e un’opportunità altrettanto grande. Il pubblico di Report è esigente, fedele e attento: non si accontenta facilmente, ma sa anche riconoscere il buon giornalismo quando lo vede. Adesso tocca a loro dimostrare di meritare quella fiducia.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Tags: Daniele Piervincenzi Giornalismo televisivo Giulia Presutti Rai 3 Report Rai Sigfrido Ranucci

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