Ferragni e Fenice: incertezze sulla chiusura tra soci e problemi finanziari, ma Chiara promette: «Interverrò con ricapitalizzazione»

La tensione è palpabile all’interno di Fenice, l’azienda fondata dall’influencer Chiara Ferragni. La Ferragni si trova a dover rassicurare i soci riguardo alla sua intenzione di procedere con la ricapitalizzazione totale della società. Attualmente, la Ferragni possiede il 32,5% delle azioni, mentre il socio Paolo Barletta detiene il 40%. A sollevare le proprie preoccupazioni è Pasquale Morgese, l’altro azionista con una quota del 27,5%, che sta considerando di contestare sia la delibera sul bilancio che quella relativa alla ricapitalizzazione. È emerso che la Ferragni si era già dichiarata disponibile a coprire la parte non sottoscritta da Morgese.

Confronto tra i soci di Fenice

Il verbale dell’assemblea, visionato da Radiocor, rivela un acceso scambio di opinioni tra l’amministratore unico Claudio Calabi e i rappresentanti di Morgese. Calabi ha affermato che non ci sono state forzature nelle stime di bilancio, ma che si è operato considerando l’incertezza sulla ripatrimonializzazione di Fenice Srl. Il manager ha sottolineato l’intento di gettare le basi per il futuro della società nel 2025 e di avviare un piano di crescita, ma solo dopo aver valutato le decisioni dell’assemblea. Le affermazioni di Calabi indicano un tentativo di mantenere la stabilità dell’azienda, nonostante le difficoltà.

Il confronto ha visto Morgese, in qualità di socio dissidente, mettere in discussione vari aspetti del bilancio e della gestione, sollevando interrogativi su conti e accantonamenti, così come sul futuro della controllata Fenice Retail. Calabi ha risposto a ogni contestazione, affermando di aver sempre operato nell’interesse della società e dei suoi creditori. Ha anche accusato alcuni soci di aver condotto attività di controllo invasive, sostenendo che le loro richieste fossero strumentali e in conflitto con gli interessi della società.

Le ragioni dell’attacco di Morgese a Ferragni

I legali di Morgese, che si preparano a votare contro il bilancio 2023 e l’aumento di capitale di 6,4 milioni, contestano vari aspetti della gestione di Calabi. Le obiezioni riguardano non solo i conti, ma anche le politiche di accantonamento e la strategia di ricapitalizzazione. Calabi ha risposto punto per punto, affermando che le sue decisioni sono sempre state guidate dall’interesse della società. Ha evidenziato come alcuni soci abbiano avuto accesso a informazioni dettagliate sulla gestione dell’azienda, ma ha anche messo in dubbio la legittimità delle loro richieste, definendole pretestuose.

Questa situazione di conflitto potrebbe avere ripercussioni significative non solo sull’operatività di Fenice, ma anche sulla reputazione della Ferragni come imprenditrice. La tensione tra i soci potrebbe influenzare le decisioni future e il percorso di crescita dell’azienda, che si trova in un momento cruciale della sua storia.

Prospettive future per Fenice

Riguardo al futuro di Fenice Srl, Calabi ha dichiarato di aver agito con la massima responsabilità, nonostante le difficoltà economiche. Ha indicato che nel budget per il 2025 sono state delineate solo le linee guida per i prossimi mesi e che ci sono opportunità per avviare discussioni con potenziali partner nazionali e internazionali. Tuttavia, queste interlocuzioni dipenderanno dalla continuità operativa della società.

Un altro punto importante riguarda l’eventualità di un’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori di Fenice. Calabi ha chiarito che tale azione non rientra nelle competenze dell’organo amministrativo e che ogni socio ha il diritto di intraprenderla nelle sedi appropriate. La situazione attuale richiede un’attenta gestione e una strategia chiara per garantire la stabilità e la crescita futura dell’azienda, che rappresenta un tassello fondamentale nel panorama imprenditoriale legato a Chiara Ferragni.

Rita Amoroso

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